MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE IN RELAZIONE ALLA ANNUNCIATA CHIUSURA DELLO STABILIMENTO IRISBUS DI FLUMERI (AVELLINO)
lunedì, 24 ottobre 2011
Di seguito il testo dell’intervento realizzato quest’oggi in Parlamento da Arturo Iannaccone, deputato irpino di “Popolo e Territorio” nelle file della maggioranza in sostegno dell’Irisbus di Flumeri.
Da Irpinia News del 24 ottobre 2011
“Oggi discutiamo di un argomento di particolare attualità e gravità, in virtù di una mozione che è stata presentata dal sottoscritto e che discutiamo oggi in quanto il gruppo Popolo e Territorio, di cui la componente politica Noi Sud-Libertà ed Autonomia fa parte, ne ha chiesto la calendarizzazione. Si tratta di una mozione presentata l’11 agosto, quando questa vicenda è entrata nel vivo e quando abbiamo cominciato ad avere la consapevolezza che la FIAT non scherzava o, peggio ancora, scherzava sulla pelle dei lavoratori. Questa dell’Irisbus di Flumeri, onorevole Presidente, è una vicenda particolarmente grave, perché mai la FIAT aveva ipotizzato una dismissione di questo stabilimento. Pertanto, si è trattato di una sorta di pugnalata alla schiena. Quando la FIAT ha parlato della chiusura dello stabilimento Irisbus di Flumeri l’attenzione era concentrata su altri stabilimenti della FIAT, che venivano segnalati in crisi.
Pertanto, ritengo che tutte le iniziative che in queste settimane – dall’estate in poi – sono state assunte dai vari gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione, gli atti di sindacato ispettivo e la partecipazione dei parlamentari alle iniziative dei lavoratori sostenute dagli enti locali, siano state tutte importanti per arrivare – mi auguro – ad una state tutte importanti per arrivare – mi auguro – ad una riflessione seria su quello che sta accadendo in Italia a proposito della FIAT e del futuro della FIAT.
Voglio ringraziare i gruppi parlamentari di maggioranza: il Popolo della Libertà che, attraverso l’onorevole Landolfi, ha firmato la mozione da me presentata ed il gruppo parlamentare della Lega, che ha sottoscritto ugualmente questa mozione attraverso il capogruppo della Lega in Commissione trasporti, l’onorevole Desiderati, a testimonianza del fatto che c’è un’unità della maggioranza sulla valutazione del rilievo che ha questa vicenda nel panorama industriale del nostro Paese.
Voglio sottolineare come sia rilevante la firma – non solo evidentemente nostra e del Popolo della Libertà – ma anche quella della Lega perché la vicenda riguarda uno stabilimento del sud del nostro Paese, in modo particolare della provincia di Avellino; dico ciò per sottolineare che quando ci sono vicende anche relative ad una parte del Paese a cui non si rivolge in modo particolare la Lega, ma che hanno rilievo nazionale, anche la Lega mostra sensibilità rispetto a questioni gravi che riguardano un territorio già in difficoltà come quello del sud del nostro Paese e, in modo particolare, quello della provincia di Avellino, che è la parte interna della regione Campania, quella che un illustre meridionalista, Manlio Rossi-Doria definiva «l’osso», la parte più povera di una regione già povera perché inserita all’interno di un contesto economico in difficoltà, quale quello del sud.
Onorevole Viceministro, vorrei ricordare alcune vicende che riguardano in modo specifico questo stabilimento per segnalare alla sua attenzione e a quella del Governo che, quando si compiono delle scelte, quelle scelte devono avere un futuro, non si possono rivedere solo alla luce di dati economicistici, che guardano solo ad una presunta logica di mercato.
Abbiamo discusso in quest’Aula della modifica dell’articolo 41 della Costituzione: si è sviluppato un dibattito molto rilevante sull’utilità sociale della libera impresa. Ebbene, quello stabilimento è stato insediato agli inizi degli anni Settanta nella provincia di Avellino in virtù di un intervento pubblico di particolare rilievo perché esso insiste su un milione di metri quadri di superficie; si tratta di terreni agricoli che sono stati sottratti alla produzione agricola ed agli agricoltori con l’impegno che in quell’area si sarebbe costruito il futuro di intere generazioni della provincia di Avellino. Decine di mestieri che hanno fatto grande una provincia come la nostra – faccio riferimento, in modo particolare, ai mestieri artigianali – sono stati abbandonati dai giovani che sono stati richiamati dal lavoro in fabbrica.
La provincia di Avellino, in virtù di quell’insediamento FIAT, ha rinunciato ad essere sede di università. La provincia di Avellino è l’unica provincia campana a non essere sede di università, Napoli, Benevento, Salerno e Caserta invece lo sono. La FIAT ha ottenuto i terreni gratis, praticamente lo stabilimento l’ha realizzato lo Stato, diciamo le cose come stanno. Il denaro pubblico ha realizzato un impianto che è diventato di proprietà della FIAT.
Ora vi è un gioco a rimpiattino dietro cui si nasconde Marchionne, che manda avanti i suoi amministratori dell’Irisbus. Non vendiamo più autobus – dicono gli amministratori dell’Irisbus – perché quando partecipiamo alle gare europee le condizioni sono tali per cui per noi non è conveniente addirittura vendere gli autobus, in virtù delle condizioni che vengono previste nei bandi di gara.
Onorevole Viceministro, abbiamo un dato nel nostro Paese:
il parco circolante ha un’età media di dodici anni, mentre l’età media del parco circolante dei mezzi pubblici in Europa è di sette anni. Questo vuol dire che noi dobbiamo investire per essere al passo con l’Europa. Evidentemente dobbiamo ridurre l’impatto ambientale, l’inquinamento atmosferico e ridurre l’impatto ambientale, l’inquinamento atmosferico e quello acustico, rendere più sicuri i mezzi pubblici circolanti, che trasportano migliaia di lavoratori, di studenti e di anziani, tutti coloro che insomma utilizzano il mezzo pubblico invece dell’auto privata.
A quale paradosso potremmo assistere? Se chiude l’Irisbus di Avellino, che la FIAT vuole cedere ad un imprenditore la cui solidità non convince nessuno, ma per fare altre cose, non per realizzare autobus di nessun tipo, praticamente uno stabilimento dove sono stati sempre costruiti autobus
dovrebbe, nella testa di questi grandi pensatori della FIAT, realizzare altre cose. La FIAT, infatti, mica rinuncia a realizzare autobus, mica rinuncia a partecipare a gare anche in Italia.
La FIAT mica rinuncia ai proventi rilevanti che derivano dalla vendita degli autobus prodotti, ma vuole semplicemente continuare a produrli, da quello che ho capito negli incontri ai quali ho partecipato, visto che ad un certo punto il Ministero si è blindato e i parlamentari, anche quelli della provincia di Avellino, mentre si sviluppavano questi ragionamenti, sono stati tenuti fuori dalla porta. Onorevole Viceministro, denuncio anche questa anomalia: in uno degli ultimi incontri i parlamentari non hanno potuto partecipare al tavolo con il sindacato. La FIAT vuole continuare a realizzare questi autobus in Francia e nella Repubblica Ceca, per cui al danno sommeremo la beffa. Oltre al danno della chiusura dello stabilimento Irisbus di Flumeri – non ci sono in Italia altri produttori di autobus, tanto per intenderci – praticamente vedremo circolare nelle nostre strade, urbane ed extraurbane, mezzi pubblici o privati con il marchio Irisbus, quindi FIAT, ma che vengono realizzati in Francia o nella Repubblica Ceca.
Questo è intollerabile! Questo è un punto rispetto al quale ritengo che il Governo debba esercitare tutto ciò che può mettere in campo in termini di cosiddetta moral suasion, di spinta per convincere la FIAT a continuare a produrre in spinta per convincere la FIAT a continuare a produrre in Italia anche perché quello che sta accadendo è in contrasto con le dichiarazioni di oggi di Marchionne, quindi non di un altro secolo o di un’altra epoca, ma è meglio avere un Marchionne per secolo, quindi ci accontentiamo di questo che purtroppo è già duro da sopportare. Marchionne dichiara: «Insieme a Chrysler noi quest’anno venderemo 4,2 milioni di vetture, diventando il quinto produttore al mondo». Poi aggiunge, e qui veramente ci sarebbe da essere tranquilli: «Nei limiti del possibile intendiamo mantenere i posti di lavoro che abbiamo in Italia.
Non abbiamo ridotto la nostra forza lavoro nel momento peggiore della crisi, non intendiamo certo farlo ora che stiamo lavorando alla realizzazione delle condizioni per crescere in futuro».
Quindi, alla luce anche di queste dichiarazioni e delle premesse che ho fatto, quella della Iribus di Flumeri diventa una vicenda kafkiana, che fa correre il rischio di avere un ulteriore crollo della credibilità delle nostre istituzioni, della credibilità del nostro Paese e delle possibilità per l’Italia di
continuare a competere. Dico ciò perché se FIAT-Chrysler vende 4,2 milioni di autovetture ma solo 650 mila unità vengono prodotte in Italia rispetto al milione 400 mila che venivano prodotte solo qualche anno fa, allora vuol dire che la FIAT intende dismettere i propri investimenti in Italia e andare altrove.
Noi, onorevole Viceministro, ritengo che dobbiamo mettere in campo ogni sforzo per evitare che l’Italia non produca più autobus, perché quello della FIAT è un disegno cinico; il disegno non solo di chiudere uno stabilimento ma di impedire che chiunque possa continuare a produrre autobus in quello stabilimento cambiando completamente l’identità e la natura produttiva dello stabilimento Irisbus di Flumeri.
Quindi, la FIAT deve dire al Governo – che deve richiamare la FIAT alle sue responsabilità – che futuro vuole garantire ai la FIAT alle sue responsabilità – che futuro vuole garantire ai lavoratori. Non voglio fare riferimento – ma ci sarebbe da farlo, ho qui tanti dati di cui sicuramente lei dispone meglio di me – alle ingenti risorse pubbliche di cui ha goduto la FIAT dal 1975 ad oggi. Addirittura si parla di 220 mila miliardi di lire che la FIAT ha avuto dallo Stato in varie forme.
Allora è così complicato chiedere alla FIAT di mantenere in vita uno stabilimento che tra l’altro non occupa le migliaia di persone che invece la FIAT occupa invece negli stabilimenti in Polonia, o in Brasile? Infatti altrove, quasi per magia, aumentano i posti di lavoro negli stabilimenti FIAT (in
Brasile, in Polonia, in Argentina), mentre solo in Italia gli stabilimenti FIAT continuano a perdere posti di lavoro.
Ritengo che se non si opera un intervento, avendo consentito che la FIAT avesse il monopolio della produzione di automobili e di autobus nel nostro Paese, se dunque non si interviene, noi smantelliamo un pezzo importante della nostra produzione industriale. Non viene meno solo la produzione industriale in quello stabilimento, ma anche l’indotto. Se in provincia di Avellino, dove ci sono già più di 80 mila disoccupati, se ne dovessero aggiungere altri duemila-duemilacinquecento tra lo stabilimento Irisbus e l’indotto si arriverebbe a una soglia di pericolosità sociale;
aumenterebbe la tensione sociale in un territorio già devastato dai problemi della disoccupazione e della povertà.
Ma cosa bisogna fare per avere un briciolo di buon senso da parte degli amministratori della FIAT? Cosa bisogna fare per fargli aprire gli occhi rispetto ad una realtà che non può essere abbandonata al suo destino dopo essere state illusa rispetto ad un futuro industriale che non c’è stato? Da quello stabilimento doveva partire il cosiddetto sviluppo a raggiera, doveva irradiarsi lo sviluppo da quello stabilimento per attivare altre imprese, per attivare un indotto ancora più solido che avrebbe dovuto produrre a cascata altre centinaia e migliaia di posti di lavoro.
La provincia di Avellino è stata ingannata, la provincia di Avellino è stata ingannata da una proprietà della FIAT che non merita nessuna considerazione sul piano morale dal nostro punto di vista. Quando si fanno scelte così gravi a danno dei lavoratori, delle loro famiglie, del destino di tanti uomini e di tante donne, col oro che si rendono responsabili di questo delitto non hanno da parte nostra nessuna considerazione.
Allora chiediamo che il Governo faccia sentire la sua voce in virtù delle risorse generose che sono state versate alla FIAT.
Altro che quello che ha dichiarato quest’altro «illustre marziano», Montezemolo, Cordero (come diavolo si chiama lui), che dice che la FIAT non ha ricevuto mai una lira dallo Stato. Ci sarebbe da chiedersi se questo, che ipotizza il futuro, ci sia stato mai nel presente e nel passato. Come si fa a dire che la FIAT non abbia goduto di finanziamenti pubblici! Allora quando un’industria di fatto è pubblica, anche se di proprietà privata, deve ragionare. Deve ragionare con il Governo, deve ragionare con le parti sociali, con i sindacati che stanno facendo la loro parte, con molte difficoltà. Deve ragionare con gli enti locali, con la provincia, con i comuni, con i sindaci che sono venuti decine di volte a Roma nella speranza, con la loro presenza, di fare aprire gli occhi e di concorrere alla salvezza di una realtà.
Mi auguro, onorevole Presidente, mosso dai sentimenti di uno che viene dalla provincia di Avellino, di non aver limitato troppo l’analisi. Stretto da questa onda di sentimento e di passione, ho focalizzato l’attenzione solo su un pezzo, sia pure importante del nostro territorio, del nostro sud, della nostra Italia.
Ma la mia intenzione era anche quella di invitare il Governo a non sottovalutare quello che sta accadendo in Italia, a partire dall’Irisbus di Flumeri, a dare speranza ai lavoratori e, così come ci aspettiamo nella mozione, a prevedere il finanziamento di un piano di trasporti per rinnovare i mezzi pubblici e fare in modo che la FIAT non abbandoni l’Irisbus di Flumeri”.
La Camera,
premesso che:
il gruppo Fiat ha deciso di chiudere lo stabilimento Irisbus di Flumeri, in Irpinia, che produce autobus;
quella dell’Irisbus è una realtà industriale intorno alla quale, negli anni, si è creato un indotto che dà lavoro a centinaia di famiglie, non solo in Irpinia ma nell’intera regione Campania;
è inconcepibile che il management della Fiat, dopo aver incassato milioni di euro di sovvenzioni pubbliche, decida dall’oggi al domani di dismettere uno stabilimento di notevole entità, lasciando senza futuro un territorio già fortemente penalizzato dalla crisi economica in corso;
tutto il comparto produttivo dell’Irpinia sta subendo gravi contraccolpi che rischiano di affossare ogni ipotesi di crescita dell’intera area, stante l’enorme influenza che il comparto Fiat ricopre in quel territorio;
nella provincia di Avellino vi sono 80 mila disoccupati che corrispondono ad una percentuale del 30-35 per cento della popolazione; se a questi si dovessero aggiungere i lavoratori dell’Irisbus, si registrerebbe, sul fronte occupazionale, una crisi profonda che colpirebbe l’intera economia dell’Irpinia, andando ad aggravare ulteriormente la già difficile situazione delle popolazioni locali;
alcuni incontri tra le rappresentanze sindacali e la Fiat, tenutisi presso il Ministero dello sviluppo economico, hanno portato ad un sostanziale nulla di fatto, confermando la volontà del management del Lingotto di cedere lo stabilimento al gruppo industriale Dr;
in tale occasione va sottolineato che, pur essendo presenti dei funzionari del Ministero dello sviluppo economico, non vi è stata la presenza di alcun esponente del Governo;
tale chiusura appare immotivata visto che il settore potrebbe avere un forte impulso, stante la necessità, espressa in più d’una occasione, delle aziende di trasporto pubblico di favorire lo svecchiamento dei mezzi di trasporto pubblico circolanti, la cui età media in Italia si aggira intorno ai 12 anni, di gran lunga superiore a quella europea, che si attesta intorno ai 7 anni di vita;
in tal senso, appare necessario elaborare un piano per il trasporto pubblico locale che preveda il contestuale svecchiamento dell’attuale parco mezzi, portando l’Italia in linea con gli attuali standard europei,
impegna il Governo:
ad elaborare ed approvare, dopo il necessario confronto in un tavolo tecnico con tutte le istituzioni locali coinvolte, un piano nazionale per il trasporto pubblico locale;
ad assumersi l’onere di reperire, con le altre istituzioni preposte allo scopo, le risorse necessarie per attuare il piano nazionale dei trasporti e per evitare l’ulteriore invecchiamento del parco autobus nel nostro Paese;
???ad affrontare concretamente la vertenza Irisbus all’interno di un piano più complessivo legato all’ammodernamento dei mezzi di trasporto pubblico in Italia, garantendo una presenza attiva nella vertenza in corso.
(1-00701)
«Iannaccone, Moffa, Belcastro, Porfidia».
(1o agosto 2011)
La Camera,
premesso che:
l’azienda Irisbus Italia spa è nata nel gennaio 1999 dalla decisione di due importanti gruppi industriali e commerciali europei (Fiat Iveco e Renault) di unire le loro attività nel campo del trasporto pubblico attraverso la fusione dei rispettivi settori autobus;
il principale stabilimento produttivo in Italia è quello di Valle Ufita di Flumeri (Avellino), che presenta una superficie totale di circa un milione di metri quadri, di cui 100.000 coperti, e che attualmente conta 684 dipendenti, di cui 561 operai e 123 impiegati, con un indotto che supera i 300 addetti;
nella giornata del 14 settembre 2011, la Fiat ha comunicato la decisione di dismettere il citato stabilimento Irisbus di Flumeri, che rappresenta, non solo per l’Irpinia, ma per l’intera regione Campania, un bacino industriale ed occupazionale di fondamentale importanza. Nella sola provincia di Avellino si contano ben 80.000 disoccupati, che rappresentano circa il 35 per cento della popolazione attiva, e la chiusura della Irisbus non farà altro che aggravare in modo irreversibile una situazione già particolarmente critica;
la vicenda della chiusura dello stabilimento dell’Irisbus di Flumeri, infatti, non può ridursi semplicemente all’ennesima storia di una grande fabbrica del Sud Italia che viene chiusa, ma ad un evento ben più ampio, che chiama in causa una serie di problemi di livello generale, che vanno dalla politica industriale del più grande gruppo meccanico nazionale alla gestione da parte del Governo delle crisi aziendali, dei problemi occupazionali, della politica della programmazione infrastrutturale e, in particolare, come peraltro evidenziato nell’ambito della mozione presentata dal gruppo dell’Italia dei Valori n.?1-713, di quella del trasporto pubblico locale nel nostro Paese;
appare grave e particolarmente preoccupante che il Governo italiano continui ad assistere inerme ad un disimpegno continuo del principale gruppo industriale del Paese, senza vincolarlo ad una coerente politica industriale, tanto più che lo Stato italiano nei decenni ha sempre generosamente contribuito a consolidare il fatturato della Fiat, intervenendo attraverso l’erogazione di risorse pubbliche ogni volta in cui l’azienda si è trovata in difficoltà;
da quando l’amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha annunciato il progetto «Fabbrica Italia», che avrebbe dovuto portare in Italia investimenti per 20 miliardi di euro, le conseguenze sono state quelle che ormai tutti conoscono, ovvero: la cassa integrazione a Pomigliano, a Mirafiori, alla Bertone e in Iveco, la chiusura di Termini Imerese ed oggi la dismissione dello stabilimento di Irisbus a Flumeri;
in nessun Paese europeo la Fiat potrebbe permettersi quello che sta facendo in Italia. La differenza è che in Francia, in Germania, perfino in Polonia, esiste un Governo che ha una propria politica industriale. In Italia – ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo – questo non accade. La dirigenza Fiat, dopo aver già ottenuto negli ultimi anni tutto quello che chiedeva, ora beneficia grazie all’Esecutivo dell’inserimento dell’articolo 8 nell’ambito del decreto-legge n.?138 del 2011, chiudendo in tempi rapidissimi lo stabilimento della Irisbus di Flumeri e cancellando, giorno dopo giorno, migliaia di posti di lavoro;
il dramma sociale e occupazionale di Avellino non è altro che la fotografia di un Governo – a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo – eccessivamente attento alle richieste della dirigenza del gruppo Fiat, che, di fatto, sta perseguendo una politica di svendita del patrimonio industriale nazionale;
occorrerebbe una seria regia governativa per una strategia di rivisitazione e riqualificazione del parco mezzi del trasporto pubblico locale. Invece gli interventi di finanza pubblica adottati nel corso dell’ultimo biennio hanno pesantemente inciso sulla disponibilità delle risorse finanziarie per il trasporto pubblico locale, avendo, da un lato, drasticamente ridotto i trasferimenti statali destinati al pagamento dei servizi di trasporto pubblico e, dall’altro, di fatto interrotto il già previsto processo di fiscalizzazione che avrebbe condotto, per questa materia fondamentale per le regioni e per gli enti locali, al passaggio dal sistema di finanza derivata al sistema di finanza propria;
occorrerebbe una politica industriale ed occupazionale del Governo che ponga al centro della propria azione l’obiettivo primario della stabilità sociale e della valorizzazione della persona, nel quadro di un intervento reale per il rilancio del Sud del Paese, che sta pagando un prezzo altissimo sotto il profilo economico e sociale,
impegna il Governo:
a porre in essere ogni iniziativa di competenza finalizzata ad assicurare il sostegno e il rilancio del comparto automotive in Campania, scongiurando la cessazione dello stabilimento Irisbus di Valle Ufita di Flumeri e garantendo il pieno utilizzo degli impianti ed il livello occupazionale;
a dare seguito, nell’immediato, alle istanze provenienti dalla regione Campania, nonché dagli stessi lavoratori dell’Irisbus, per stanziare, già con le prossime iniziative di natura finanziaria, 700 milioni di euro per il 2012 ed il 2013 e 600 milioni di euro per il 2014 per il rinnovo del parco autobus delle aziende operanti nel settore del trasporto pubblico locale, tenendo conto che tali risorse potranno essere reperite a valere sulle destinazioni, nazionali e regionali, del fondo per le aree sottoutilizzate 2007-2013, ovvero sulla quota ancora utilizzata delle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate 2000-2006 attraverso la rimodulazione dell’attuale programmazione dei fondi strutturali europei, sottoponendo al Cipe il provvedimento per l’individuazione della specifica fonte finanziaria e la ripartizione delle risorse tra le amministrazioni centrali e regionali, previa apposita concertazione con le regioni interessate;
ad assumere iniziative, anche normative, tese ad incrementare le risorse attualmente previste per il finanziamento del trasporto pubblico locale;
???a predisporre in tempi celeri un piano nazionale per il trasporto pubblico locale che incentivi l’utilizzo delle modalità a più basso impatto ambientale, al fine di evitare l’ulteriore invecchiamento del parco autobus italiano.
(1-00732)
«Di Pietro, Donadi, Borghesi, Evangelisti, Barbato, Cambursano, Cimadoro, Di Giuseppe, Di Stanislao, Favia, Aniello Formisano, Messina, Monai, Mura, Leoluca Orlando, Paladini, Palagiano, Palomba, Piffari, Porcino, Rota, Zazzera».
(20 ottobre 2011)
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