Terremoto in Abruzzo. Gli esperti: “A rischio le case del ’50″
lunedì, 6 aprile 2009
Non stupisce affatto che della ‘Casa dello studente’ de ‘L’Aquila sia crollata la parte piu’ giovane, quella costruita dopo la seconda guerra mondiale. Tutti gli edifici costruiti negli anni ’50-’60, causa del tipo di cemento armato utilizzato, sono a rischio sismico in un tempo che va dai 5 ai 30 anni. Lo abbiamo detto tante e tante volte. Moltissimi i nostri appelli inascoltati. Ad oggi infatti manca ancora una norma che renda obbligatorio il monitoraggio sul tempo di vita delle costruzioni, imponendo, ove necessario, interventi di ristrutturazione o demolizione e ricostruzione”. Il Presidente del consiglio nazionale degli ingegneri, Paolo Stefanelli, spiega all’ADNKRONOS la situazione in atto e invoca un canale istituzionale che permetta agli ingegneri di essere ufficialmente ascoltati e alle loro valutazioni di essere prese in considerazione. Anche se, fa sapere, qualcosa sta cambiando visto che “questa mattina per la prima volta la Protezione Civile ci ha chiesto di costituire delle squadre ad hoc di volontari a L’Aquila e dintorni per verificare quali abitazioni possono essere nell’immediato riabitate e quali no. Le stiamo formando in queste ore – dice l’Ingegnere – con proffessionalita’ specifiche per questa missione e opereranno per conto della stessa Protezione civile”.
“A L’Aquila, pur in presenza di strutture ottimamente progettate – spiega il Presidente – il problema e’ che strutture in cemento armato che risalgono agli anni 50 e 60 non hanno piu’ le caratterisctiche del tempo in cui furono progettate perche’ il tipo di cemento utilizzato subisce delle alterazioni nel tempo. Ci troviamo quindi in presenza di strutture plasticizzate cioe’ vicine al peridodo di fine vita. Non dipende dalla ossidazione del ferro ma dal calcestruzzo che passa da una fase elastica ad una plastica tale per cui dopo un certo tempo la costruzione deve essere in alcuni casi rafforzata, in altri demolita e totalmente ricostruita. Prima l’uomo usava come materiale di costruzione pietre, vale a dire una materia che per diventare tale impiegava milioni di anni. Oggi le cose non stanno cosi’. Vengono usati materiali non esistenti in natura che richiedono un monitoraggio costante”.
“Ho fatto appelli su appelli – dice – dopo ogni brutto evento ma invano. Quando a Foggia e’ crollato quell’edificio per esempio ho detto che non sarebbe stato un caso isolato. In Italia sono ad oggi potenzialmente necessari migliaia di interventi di rafforzamento e sono milioni gli edifici che si avviano al proprio ciclo di fine-vita.
Il Presidente del consiglio nazionale degli ingegeneri, si sofferma poi sul piano casa: “Questo piano potrebbe rappresentare uno stimolo importante per ricostruire edifici a rischio a costo zero per lo Stato. Chi demolisce un edificio per ricostruirlo ampliato del 35% – spiega Stefanelli – potrebbe dare in permuta la volumetria aggiuntiva all’impresa che fa l’intervento ed avere cosi’ un’abitazione sicura praticamente a costo zero” con la consapevolezza che “tanto prima o poi quell’edificio avrebbe rischiesto comunque un intervento radicale ai fini della sicurezza”.
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