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L’aggressione “elettrica” della Terna al territorio beneventano

L’aggressione “elettrica” della Terna al territorio beneventano
DA ALTRA BENEVENTO
Ad un anno dall’inizio dei lavori di costruzione dell’Elettrodotto a 380 KV (chilo volt) Benevento II–Foggia, l’Associazione Altrabenevento, prosegue l’attività di difesa del territorio dall’aggressione degli interventi della Terna spa, che ha già portato alla sospensione dei lavori sulla pista ciclopedonale di Pantano. Oggi Altrabenevento denuncia altre gravi difformità e abusi che incideranno notevolmente sull’ambiente e la salute dell’intera comunità beneventana e non solo.
1) L’elettrodotto è stato autorizzato con decreto della Commissione VIA. L’iter autorizzativo è iniziato nel 2006 e si è concluso nel luglio 2009. L’autorizzazione Unica è stata rilasciata dal Ministero Sviluppo Economico nel 2011.
2) Nel dicembre 2008 il Comune di Benevento stipulava con la Terna la convenzione con la quale:
- veniva approvato il nuovo tracciato (definito ipotesi A) dell’Elettrodotto 380KV Benevento II – Foggia nel Comune di Benevento;
- veniva approvato un nuovo elettrodotto sempre a 380 KV Avellino Nord-Benevento II;
- veniva prevista la razionalizzazione della rete di Alta Tensione 150 KV locale.
A fronte di tale accordo la Terna, quale compensazione per i danni ambientali, ha riconosciuto al Comune di Benevento la somma di €.3.000.000,00 della quale ha già versato la metà.
3) In sede di procedura VIA sono state accolte le richieste di alcuni cittadini di Benevento per la mitigazione dell’impatto dei campi elettromagnetici sul territorio comunale e pertanto l’elettrodotto 380 KV Benevento II-Foggia, a tal fine dovrà avere una particolare configurazione elettrica denominata a “semplice terna sdoppiata e ottimizzata”.
4) La configurazione elettrica autorizzata in sede di VIA prevede l’intensità di corrente corrispondente a 1500 Ampère. I progetti successivi elaborati da Terna prevedono, invece, l’esercizio di tale elettrodotto fino a 3.000A. Questo significa che i Campi elettromagnetici generati saranno notevolmente superiori rispetto a quelli esaminati nelle autorizzazioni con maggiore esposizione della popolazione all’inquinamento e il conseguente annullamento dei vantaggi ricercati con gli accordi e le prescrizioni della VIA.
5) Altrabenevento denuncia il mancato rispetto delle norme sulla tutela della popolazione dall’esposizione dei Campi elettromagnetici. Le norme vigenti (all.doc.4) prevedono infatti che per i nuovi elettrodotti vige il rispetto del valore di qualità di 3 microTesla: Terna ha dichiarato che lungo l’Elettrodotto 380 Benevento-Foggia si produce il valore di 40 microTesla a 2 mt. dal suolo! ben superiore quindi al limite stabilito per legge, che influirà senza dubbio sulla salute anche di coloro che lavorano sotto i cavi dell’ Elettrodotto.
Sulla pista ciclopedonale invece Terna ha dichiarato un valore di 97,5 microTesla, valore che ha convinto il Sindaco a sospendere i lavori di realizzazione del cavidotto sulla pista a seguito della richiesta di Altrabenevento, al fine di evitare l’esposizione all’inquinamento elettromagnetico del gran numero di cittadini che fruiscono dell’importante opera pubblica che valorizza anche il territorio circostante.
6) I progetti che Terna ha inviato alle amministrazioni locali sono parziali, incoerenti tra loro, di difficile interpretazione, frazionati, e non ottemperanti ad alcune importanti prescrizioni della VIA e del Ministero Sviluppo Economico. Solo di recente e a seguito dei ricorsi di alcuni cittadini interessati dal passaggio dell’Elettrodotto, Terna ha provveduto a fornire i dati sui campi elettromagnetici, con i valori indicati al punto n.5, cioè la presenza di 40 microTesla a 2 mt. dal suolo sotto i cavi.
Sono risultati evidenti notevoli difformità rispetto al progetto esecutivo perché numerosi sostegni sono stati modificati. Invece che “sostegni tubolari monostelo” sono stati realizzati enormi tralicci ancor più impattanti e con dirette ripercussioni sulla maggiore profondità dei Campi elettromagnetici e sulla estensione della fascia di rispetto.
In conclusione Terna invece di mitigare gli effetti dell’opera ha aggravato gli impatti sul territorio eseguendo le varianti senza alcuna autorizzazione.
Anche sulla pista ciclopedonale è stata variata la configurazione elettrica autorizzata da “singola terna” a “doppia terna”, con conseguente innalzamento dell’elettromagnetismo generato. Ciò comporta la esposizione all’inquinamento elettromagnetico non solo dei fruitori della pista ma anche degli abitanti delle case esistenti lungo la stessa.
7) La stazione elettrica Benevento 3.
Nell’autorizzazione Unica rilasciata dal Ministero Sviluppo Economico nel 2011non è prevista la costruzione della stazione elettrica Benevento 3 che viene invece indicata in alcuni atti della Regione Campania come opera di connessione all’elettrodotto 380 KV di un elettrodotto proveniente da Pontelandolfo a servizio dei nuovi parchi eolici Eolica San Lupo, Dotto Morcone e la Centrale idroelettrica interrata di Repower.
E’ complessa ed intricata la serie di atti presentati alla Regione da parte dei richiedenti le autorizzazioni per i nuovi parchi eolici che si sovrappongono alla richiesta di Terna presentata al Ministero. Sta di fatto che la eventuale realizzazione di tale Stazione potrebbe senza dubbio incidere negativamente sul territorio comunale e diventare attrattore per altri parchi eolici sulle colline a nord della città.
Alla luce dei fatti suesposti, si chiede all’amministrazione comunale di rivedere gli accordi sottoscritti con Terna e di opporsi alla realizzazione di opere dannose per il territorio e la salute dei cittadini.

FLUMERI COMUNICATO DI CITTADINANZA ATTIVA -CONTRO TERNA

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FLUMERI: I CITTADINI PRESIDIANO IL CANTIERE DELLA CENTRALE
VIDEOSERVIZIO DI LUNASET

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A Flumeri sale la tensione sulla vicenda dell’impianto energetico della Terna. Gli abitanti di Fondo Valle Ufita hanno smesso di viver tranquilli: “Non siamo degli sciocchi e sappiamo gli effettivi rischi che si corrono”. Mentre si attende la risposta da parte della Procura della Repubblica e che il Tribunale di Benevento nomini un Tecnico Esperto, il cantiere procede a ritmi serrati fra proteste e diversi interventi delle Forze dell’Ordine.
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In Valle Ufita sono in corso i lavori per la realizzazione dell’impianto S.A.N.C.: Sistema di Accumulo Non Convenzionale per l’energia elettrica.
Il Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, con decreto n. 239/EL-300/194/2013, in data 1 febbraio 2013, ha “approvato il progetto definitivo per la costruzione ed esercizio, da parte della Società Terna S.p.A. del Sistema […] “FLUMERI SANC” ed opere di connessione alla RTN in Comune di Flumeri (AV)” con autorizzazione alla Società Terna S.p.A., concessionaria della Rete di Trasmissione Nazionale, a costruire ed esercitare le opere connesse.
Tale autorizzazione ha effetto di variante urbanistica, efficacia di dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità ai sensi del dPR 327/2001 e successive modifiche ed integrazioni e costituisce vincolo preordinato all’esproprio dei beni interessati ai fini della realizzazione delle opere suddette.
La prima Conferenza dei Servizi si è tenuta il 5 febbraio 2013, la seconda il 18 luglio 2013, presso il Ministero dello Sviluppo Economico alla presenza del Ministero dell’Ambiente, della Provincia di Avellino e del Comune di Flumeri.
La Regione Campania, con Delibera della Giunta Regionale n. 333 del 08/08/2013 ha formalizzato “l’intesa a favore di Terna S.p.A.”.
Il 12 dicembre 2013, dieci mesi dopo la prima Conferenza dei Servizi, il responsabile della realizzazione dei sistemi di accumulo per la società Terna, Enrico Senatore, ha illustrato ai cittadini, su invito dell’amministrazione comunale, il progetto spiegandone anzitutto le motivazioni.
L’attuale rete elettrica, per via della limitata capacità di trasporto, non sarebbe idonea ad evacuare in sicurezza tutta l’energia generata dalle Fonti Rinnovabili, determinando l’insorgere di congestioni di rete. Queste ultime sono causa di incremento dei costi per il Sistema di Trasmissione Nazionale di cui Terna S.p.A. è Gestore. I Sistemi di Accumulo non Convenzionali permetterebbero di sbloccare l’energia prodotta dai numerosi parchi eolici presenti sui territori circostanti.
Per quanto riguarda gli aspetti tecnici del funzionamento del SANC, dall’esposizione del responsabile si evince che Terna intende impiegare la tecnologia di accumulo elettrochimico.
Si tratta in sostanza di pile il cui anodo è costituito da sodio e il catodo da zolfo.
La temperatura di impiego delle pile, con sodio e zolfo allo stato liquido, è di circa 300°C.
In impianti basati su tale tecnologia sono già avvenuti tre incidenti: nel 2005, nel 2010, e nel 2011. Per quest’ultimo, nell’impianto di Tsukuba in Giappone, sono state necessarie otto ore per dichiarare l’incendio sotto controllo e 15 giorni per il definitivo spegnimento.
L’impianto che Terna intende realizzare a Flumeri prevede l’installazione di una potenza complessiva di 12 MW ottenuta con circa 89.500 celle collegata fra loro.
Sarebbe la più grande installazione dopo l’incidente del 2011.
Si tratta della prima iniziativa in Italia ed in Europa e quindi non esiste a livello europeo nessun tipo di esperienza di riferimento tanto che, a detta dello stesso responsabile di Terna, quello che si sta realizzando a Flumeri è un impianto “sperimentale” della durata di 12 anni…
Nel raggio di 500 metri dall’impianto sono presenti abitazioni ad uso civile nonché diversi stabilimenti industriali in cui stazionano ogni giorno centinaia di persone.
Un eventuale incidente potrebbe comportare una dispersione di sostanze tossiche letali per inalazione in grado di causare, nel raggio di centinaia di metri, effetti gravi ed irreversibili per la salute o la morte.
Le sostanze tossiche restano poi comunque in atmosfera ed insieme agli altri residui di un eventuale incendio potrebbero in seguito contaminare i terreni e le falde acquifere di cui la zona è ricca.
A forte rischio evidentemente sono marchi D.o.p., come l’ olio di ravece prodotto qui, la cultivar più pregiata in Campania, ed altre coltivazioni d’eccellenza, come cereali, frutta ed ortaggi, prodotte per importanti aziende nazionali di esportazione, nonché le aziende agrituristiche pure avviate con finanziamenti pubblici.
Il sistema di accumulo in definitiva si inserisce male nel contesto di un territorio la cui economia si sta sempre più spostando verso i settori agroalimentare e del turismo, ma soprattutto genera forti timori per la salute e l’incolumità delle persone.
Il progetto approvato dagli enti competenti è costituito da:
Sito S.A.N.C.: (area di impianto circa 8.700 mq)
• 10 moduli batterie da circa 1,2 MW;
• 10 moduli PCS, collocati all’interno di cabinati/shelter;
• 2 cabinati/shelter per quadri MT;
• 2 cabinati/shelter per quadri BT;
• 2 cabinati/shelter per gruppi elettrogeni;
• 2 cabinati/shelter per il sistema di controllo e servizi.
Opere di connessione alla RTN alla S.E. e a 150 kV di “Flumeri SANC”, di proprietà della Terna S.p.A. (area impianto circa 3.500 mq)
• N 2 stalli di trasformazione AT/MT a 150 kW;
• n. 1 sistema a singola sbarra 150 kW;
• n. 1 cavidotto MT di collegamento tra l’impianto “Flumeri SANC” e l’opera di connessione alla RTN;
• n. 2 raccordi aerei dall’elettrodotto esistente a 150 kV “Flumeri-Vallesaccarda” ai due stalli linea sopracitati, della lunghezza complessiva di circa 320 metri, attraverso la realizzazione di tre nuovi sostegni.

Accumulatore in Valle Ufita, l’esposto dei cittadini

Accumulatore in Valle Ufita, l’esposto dei cittadini

Tra sabato pomeriggio e domenica mattina il Comitato Cittadino contro l’accumulatore in Valle Ufita ha raccolto ben 1111 firme per l’esposto da inviare alla Procura Della Repubblica e a diversi enti che hanno a vario titolo competenze sulla Valle e sul progetto.

L’esposto che riportiamo è partito nella giornata di oggi.

PREMESSO
- che il Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, con decreto n. 239/EL-300/194/2013, in data 1 febbraio 2013, ha “approvato il progetto definitivo per la costruzione ed esercizio, da parte della Società Terna S.p.A. del Sistema di Accumulo Non Convenzionale (S.A.N.C.) denominato”FLUMERI SANC” ed opere di connessione alla RTN in Comune di Flumeri, in provincia di Avellino, con le prescrizioni (AV)” con autorizzazione alla Società Terna S.p.A., concessionaria della Rete di Trasmissione Nazionale, a costruire ed esercitare le opere connesse;
- che approvato il relativo progetto definitivo a realizzarsi, in data 06.03.2014 si apriva il relativo cantiere;
- che l’opera in predicato inerisce alla realizzazione di un sistema di accumulo per l’energia elettrica con batterie sodio-zolfo della potenza complessiva di 12 MW, potenza ottenuta con 89.600 celle collegate tra loro;
- che l’opera suddetta veniva classificata “Sistema di accumulo non convenzionale” (S.A.N.C.), atteso che mai altre simili venivano installate sul territorio nazionale;
- che nel corso di un’assemblea indetta dall’amministrazione del Comune di Flumeri, svoltasi nel dicembre 2013, i tecnici della Società Terna avevano a dire che non potrebbe escludersi il rischio di un imprevedibile incendio endogeno;
- che le suddette asserzioni dei tecnici della Società Terna destavano allarme sociale tra i cittadini, molti dei quali genitori con figli minori, la cui incolumità potrebbe averne a subire in caso del verificarsi del temuto evento di incendio (art. 32 Cost.);
- che nel corso dell’assemblea tenutasi nel gennaio 2014, indetta dall’amministrazione comunale sul tema, la medesima rendeva edotta la cittadinanza tutta delle conclusioni cui perveniva il Prof. Universitario Ing. Chimico Musmarra, cui la prima conferiva incarico al fine di averne parere peritale sulla “FLUMERI S.A.N.C.”.: il predetto luminare, previa oculata disamina del realizzando progetto, confermava il rischio di incendio, come del pari già asseverato dai tecnici della società committente l’opera, traendone che l’impianto ad installarsi non garantisce affatto la piena sicurezza per l’incolumità pubblica;
- che nei predi circostanti l’area cantieristica interessata dalla realizzazione dell’impianto, nel raggio di 300-400 m dallo stesso, insistono diverse private abitazioni ove risiedono nuclei familiari;
- che l’area industriale adiacente alla zona interessata dai lavori in corso ha un’estensione di oltre 150 ettari ed ivi stazionano, per motivi lavorativi, diverse centinaia di dipendenti;
- che i paventati rischi di incendio endogeno onera i deducenti a richiedere alle notificande Autorità di acquisire presso il Comune di Flumeri l’intera documentazione che pertiene all’installanda opera nonché di effettuare verifiche in loco anche al fine di adottare, purché ne sussistano i presupposti di legge, una misura cautelare reale, quale il sequestro preventivo dell’intera area.

Flumeri, cittadini contro Terna:”Qui si muore di tumore”. Presidio permanente/VIDEO/FOTO



FLUMERI ASSEMBLEA PUBBLICA DEL 23/3/2014


Prima si è parlato di “realizzazione” di interesse pubblico e poi è stata esibito un atto di inizio procedura “iure privatorum” (cioè la società – Terna s’intende – puntava sulla cessione volontaria)» dichiara l’Avvocato Ianniciello Angelo, assessore di maggioranza e prosegue «La società non è in possesso dei requisiti per iniziare i lavori. Hanno aperto solo i cantieri. Non sono in possesso di tutte le autorizzazioni». Ieri sera a Flumeri l’amministrazione comunale con il sindaco Lanza Angelo ha incontrato la popolazione e il comitato di cittadini. Tema della serata: aggiornamenti rispetto all’installazione delle batterie di accumulo in valle Ufita. Il primo cittadino espone gli ultimi aggiornamenti «circa l’ opposizione in sede giudiziaria – della maggioranza – contro l’installazione delle batterie di accumulo». In apertura della riunione il sindaco si propone di «ascoltare cosa sta facendo il comitato in maniera parallela all’amministrazione». Dichiara di «confidare molto nell’intelligenza e nel buon senso di chi è seriamente preoccupato per la propria salute». Diversi gli interventi dei cittadini. Il sig. Ettore Iorillo chiede alla maggioranza di firmare un «esposto» che a nome del comitato vuole inviare a tutti gli Enti locali. Il documento informerebbe del cantiere aperto a Flumeri, nel territorio che, a dire di Iorillo Ettore «in parte è di un privato, in parte della Chiesa». Lo stesso riporterebbe tutte le criticità del progetto, soprattutto le «omissioni di Terna. Ad es. vicino l’area del cantiere, (a 400m ) ci sono abitazioni civili e fabbriche con operai. Questo, Terna non lo ha riportato». Chiede inoltre quali sono i tempi del «ricorso della maggioranza». Altro proposito fermo è la richiesta di «una manifestazione pubblica da tenersi a breve coinvolgendo anche le amministrazioni dei comuni limitrofi». Il clima si fa rovente quando un altro residente, il sig. Vincenzo Ianniciello dichiara che lo scorso anno alcuni della maggioranza si avrebbero considerato positiva la realizzazione dell’impianto. «Non capiamo la vostra posizione», dice con fervore. Il sindaco risponde ricordando la delibera consiliare in cui è stato espresso parere contrario all’installazione delle batterie di accumulo di energia. L’assessore Ianniciello comunica che l’Avvocato incaricato per fare il ricorso ha chiesto un po’ di tempo. «Si tratta di un ricorso complesso. L’avvocato che abbiamo contattato e che tra l’altro ha già avuto a che fare con la società Terna e ha vinto altri ricorsi, vuole fare ulteriori rilievi perché a suo dire le motivazioni riportate nella relazione del Prof. Musmarra potrebbero non essere sufficienti». Ai cittadini il sindaco chiede fiducia e dialogo perché «stiamo facendo il possibile» e la situazione non sembrerebbe semplice. Frasi ferme e risolute quelle del primo cittadino che esprime rammarico rispetto alle modalità e ai toni che avrebbe usato il comitato civico nei giorni scorsi. Intanto nella giornata di ieri, nel paese, è circolato un foglio “informativo” redatto dal “Comitato” dal titolo “Flumeri deve sapere…” in cui si comunica appunto dei cantieri aperti nella valle Ufita «giardino di tutti noi e che tutti noi dobbiamo difendere». Sullo stesso leggiamo «questo progetto […] desta moltissime preoccupazioni dovute anche alla crescita esponenziale di gravi malattie che […]hanno colpito tanti tra i nostri giovani». Il comitato lascerebbe intendere una correlazione tra l’insorgenza di tumori in alcuni giovani flumeresi e l’installazione del sistema di accumulo. Non vengono mostrati e riportati dati scientifici a supporto di tale affermazione. Il Prof. Gaetano Sinibaldo Di Paola, sindaco di Flumeri dal 1998 al 2007, ci dichiara «il progetto è sperimentale. Se ci sono ancora margini di possibilità per fermare il tutto, spero si faccia il possibile. Il pericolo (oltre all’incendio) è da riferirsi al prossimo futuro quando, fra dieci anni, queste batterie saranno smontate perché scariche».

Flumeri, cittadini contro Terna:”Qui si muore di tumore”. Presidio permanente/VIDEO/FOTO
da CANALE 58




VIDEO

LA ZONA DI PRODUZIONE DELL’ENERGIA EOLICA
DAL SITO DI EDISON

IMPIANTO EOLICO DI FAETO
L’impianto si trova a circa 1,5 Km dal centro abitato di Faeto, tra il monte Difesa e il monte S. Vito, ad un’altitudine che va da 850 a 990m sul livello del mare. L’ambiente nella zona del sito è caratterizzato da colture erbacee e pascolo.

L’impianto è stato realizzato in tre fasi successive: la prima di 24 macchine realizzata nel 2001, la seconda di 9 macchine realizzata nel 2004, la terza di 11 macchine realizzata nel 2005. In totale sono installati 44 aerogeneratori tripala di potenza unitaria pari a 0,6 MW per un totale di 26,4 MW installati.

All’impianto eolico è associata la sottostazione elettrica di Celle San Vito (FG) per l’elevazione e la consegna dell’energia. L’energia elettrica prodotta in Bassa Tensione (BT) dal generatore di ciascuna macchina viene trasferita al quadro di controllo interno alla torre e quindi ad una cabina (cabina di macchina) dove sono alloggiati quadri elettrici ed il trasformatore per la conversione dell’energia elettrica da Bassa Tensione a Media Tensione (30 kV). L’energia elettrica prodotta è raccolta in Media Tensione, attraverso una dorsale interrata. Un sistema di linee in cavo di tipo interrato collega fra loro le cabine MT/BT, prosegue fino alla Stazione Elettrica di Celle San Vito dove l’energia è trasformata e consegnata alla rete pubblica di alta tensione di 150 kV.
FOTO DI CELLE SAN VITO -Comune di Celle di San Vito
Celle di San Vito è il più piccolo comune della Puglia, con circa centosettanta abitanti.


Pale eoliche, quanti miliardi al vento

Viaggio dalla Campania alla Puglia, trionfo dell’energia alternativa che ha conquistato tutto il Sud. L’affare di questo inizio di secolo, a favore di pochi intimi, che vale solo quest’anno 10 miliardi di euro. Tutto pagato dagli italiani in comode rate bimestrali direttamente in bolletta
Candela è un paesino che lega la Campania alla Puglia. I viaggiatori diretti a Bari lo incontrano alla sommità dell’Appennino, finita la salita dell’Irpinia d’Oriente. Spalanca gli occhi alla Daunia, li dirige sugli ettari di grano del Tavoliere, verso Foggia. A Candela nessuno pensava fino a vent’anni fa che il vento si potesse anche vendere. Il vento qui ha sempre fatto solo il suo mestiere: soffiare. Soffia quasi sempre, anche duemila ore all’anno. Contano le ore coloro che fanno quattrini col vento. Con un anemometro, un’asta lunga, una specie di ago d’acciaio diretto al cielo, si può conoscere se è buono o cattivo, forte o debole. Se soffia come si deve o se fa i capricci. Se è utile a far fare quattrini, dunque.

Arrivarono le aste e con loro particolari personaggi che organizzavano il mercato del vento. Sviluppatori si chiamavano. Sviluppavano il territorio, certo. Gli agricoltori di Candela ne furono lieti, anche il sindaco e tutta l’amministrazione comunale. C’era la possibilità di ottenere qualche migliaio di euro dalla società che avrebbe innalzato le pale eoliche. E soldi per fare una bella festa patronale per esempio e far venire (altrove era già successo) i cantanti di X Factor finalmente! E anche sostenere la squadra di calcio: divise nuove per tutti!

Pure belle sono le pale. Se le vedi da lontano sembrano rosoni d’acciaio o margherite giganti, dipende dai tuoi occhi, da dove le miri. Fanno la loro figura comunque. Ognuno degli abitanti del vento ha una sua immagine da offrire al pubblico dibattito. A un sindaco del Tarantino, per esempio, parevano simili a mulini a vento: “Abbiamo già il mare e avremo i mulini, delle possibili attrazioni per il nostro territorio sempre danneggiato, vilipeso dal nord”.

Le pale eoliche messe una accanto all’altra formano, come ha sempre spiegato Legambiente, un parco eolico. La parola parco dice tutto: significa ambiente tutelato, prati verdi, cielo azzurro, aria pulita. Finalmente il sud non avrebbe insozzato l’aria, anzi l’avrebbe trattenuta e gestita nel miglior modo possibile. Così a Rocchetta Sant’Antonio iniziarono a mettere le pale che pian piano giunsero fino a Candela, poi si volsero verso Monteverde e Lacedonia, paesi limitrofi. Puntarono in direzione di Foggia, cinsero Sant’Agata di Puglia come un pugno stringe una rosa, s’incamminarono verso Lesina, verso il mare dell’Adriatico.

Pale, pale, pale. Un alluvione di pale che ha conquistato tutto il sud. Loro in cima alle montagne, i pannelli fotovoltaici in terra. Creste d’acciaio in aria, e in basso silicio al posto degli ulivi, come in Salento, silicio invece degli agrumi, come in Calabria. Silicio e non pomodori, o vitigni, o alberi. Silicio in nome dell’energia sostenibile, del Protocollo di Kyoto, delle attività ecocompatibili. In nome del futuro dell’uomo. Conviene dunque partire da qui, dall’Irpinia d’Oriente, epicentro del vento, per illustrare il più straordinario, galattico affare di questo inizio secolo. Per domandare come sia stato possibile costruire una fabbrica di quattrini per pochi intimi, un giro d’affari che nel 2020 toccherà punte multimiliardarie, deviando nelle casse pubbliche qualche spicciolo. L’equivalente di un’elemosina. Come sia potuto accadere che un tesoro collettivo inesauribile è stato ceduto ai privati. Che non una pala, una!, sia veramente e totalmente pubblica. Per volere di chi, grazie a complicità di quali menti, di quali mani, di quali occhi? E in ragione di quale bene comune il bilancio statale ha immaginato di destinare, per sostenere il ciclo vitale dello sviluppo delle rinnovabili, un monte di soldi che, in una puntuale, analitica interrogazione parlamentare al ministro dello Sviluppo economico e a quello dell’Ambiente, la radicale Elisabetta Zamparutti, unica curiosa tra le centinaia di colleghi silenti, stima in circa 230 miliardi di euro. Solo quest’anno, nel tempo feroce della spending review che taglia ospedali e trasporti, trasforma in invisibili gli operai, taglia commesse e finanziamenti e con loro cancella la vita precaria dei precari, si dovranno accantonare altri dieci miliardi di euro da investire nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, le cosiddette Fer. Dieci miliardi! Uno sforzo titanico a cui gli italiani sono chiamati a partecipare versando l’obolo in rate bimestrali attraverso un sovrappiù della bolletta elettrica. Si chiamano incentivi. Erano i famigerati certificati verdi sterilizzati da nuove norme, le cosiddette “aste”. E non ha importanza che la soglia di rinnovabile elettrica sia stata raggiunta impetuosamente con otto anni di anticipo.

ORIZZONTE D’ACCIAIO

Candela accoglie i viaggiatori nel grande piazzale di una stazione di rifornimento di carburante. Il vento spazza l’asfalto. La sosta è obbligata per i bus che collegano l’est con l’ovest del Mezzogiorno. Arrivano le corriere da Napoli. Chi vuole andare a Foggia non conta infatti sul treno, sarebbe una via crucis. Perciò il bus. Il viaggiatore può attenderlo nel bar di antico sapore bulgaro. Una stradina lo costeggia e ci conduce verso Rocchetta Sant’Antonio, sulla linea di confine pugliese. Superata la prima curva, l’orizzonte si fa d’acciaio. Una foresta di tubi e di pale, l’una dietro l’altra a recinto dei crinali delle montagne. L’orizzonte è tagliato dalle eliche, sembra che la terra possa decollare e tutti noi puntare da un momento all’altro verso il paradiso. “I contadini hanno fittato agli imprenditori del vento e si sono rifugiati altrove – dice Enzo Cripezzi, presidente della Lipu Puglia e uno dei maggiori indagatori del fenomeno eolico – Hanno messo in tasca i pochi quattrini, una somma comunque incomparabile rispetto al reddito miserabile dell’agricoltura, e hanno scelto l’abbandono. Sono fuggiti col tesoretto, felici finalmente”. Verso Rocchetta troviamo a far compagnia alle torri una poiana, rapace autoctono, che tenta di fare spuntino con una lucertola e poi compare più in là un biancone. Sono uccelli migratori, profondi conoscitori delle correnti del vento. Vivono grazie ai vortici depressionari che d’estate li conducono in Italia, in Spagna, nei territori caldi dell’Europa e l’inverno li riportano in Africa dove attendono il nuovo viaggio. Il biancone, della larga famiglia delle aquile, conosce così bene le correnti da superarle aggirando il Mediterraneo, prendendolo ai fianchi: costa ligure, costa azzurra, costa brava, stretto di Gibilterra, infine Marocco. Fanno fatica a superare l’acqua e questi uccelli migratori sono simili – in quanto a viaggi della speranza – agli uomini migranti. Gli umani muoiono sui barconi, gli animali in aria se il loro corpo non resiste alla fatica che la natura impone. Fino a ieri il pericolo era il canale di Sicilia, superato il quale veleggiavano verso la salvezza. Adesso no, le eliche li confondonoeliannientano.Inibbireali,lecicognenere, specie protetta e rara, possono incappare nelle turbine, ferirsi e morire. Così i falchi, le poiane, e ogni uccello che tenti di attraversare l’Appennino. Effetti collaterali minori, si dirà. E qual è l’effetto visivo, l’impatto ambientale, la forza prepotente e magica di questi spuntoni di roccia che affiorano sui pendii descritti da Gabriele Salvatores nel film Io non ho paura?. “La natura non aveva preventivato le pale eoliche – dice Cripezzi – Guardare oggi questo panorama e compararlo con quello di ieri fa venire un’enorme tristezza, un dolore profondo e rabbia”. La stradina si confonde al vecchio tratturo e punta su Monteverde. Il paese che guarda le pale. 850 abitanti, solo un anziano sulla panchina: “A me fanno venire le vertigini. Allora piglio una pasticca e tutto passa”.

DECIDONO LE REGIONI

Non si può dire no al petrolio e affossare l’eolico e il fotovoltaico, certo. Ma si poteva, anzi si doveva gestire il territorio, dividerlo per caratura paesaggistica, garantire alle pale un luogo e al paesaggio la sua identità. Scegliere dove metterle, e come. Preservare il possibile e il giusto. Invece? Invece la legge nazionale delega alle regioni. Lo sviluppo dell’energia è questione loro. E il paesaggio tutelato dalla Costituzione? Problema locale. Le Regioni anziché fare un piano regolatore dei venti e delle pale e promuovere partecipazioni pubbliche allo sviluppo dell’energia pulita, rendendo bene comune, esattamente come l’acqua, il vento e il sole, privatizzano progetti e attuatori. Tutto demandato agli uffici del Via, microscopici controllori della legalità e del paesaggio che col tempo fungono da predellino delle lobbies.“L’Europa ci vieta, per le norme sulla concorrenza, di prendere parte all’impresa”. Un leit motiv non soltanto falso, ma irriconoscente della realtà: non era vero, né poteva esserlo. Ma era comodo dirlo. Pensate che la signora Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, nel primo semestre di quest’anno ha prodotto circa 230 nomine tra consulenti e consiglieri di amministrazione nelle più diverse e bizzarre diversificazioni merceologiche dell’intervento pubblico. Manca solo l’azienda regionale per la promozione del cioccolato bianco. Tutto si può e tutto si fa, ma l’energia non è un bene pubblico, e lo sfruttamento delle risorse naturali non è questione collettiva. Ricordiamo le parole di sintesi – a proposito della discussione sulla misura degli incentivi da dare ai privati – di Gianfranco Micciché, viceministro al tempo del governo Berlusconi, noto a tutti per le sue battaglie ambientaliste: “Chi tocca il fotovoltaico si propone di far cadere il governo”. E così i raggi del sole si sono trasformati in infiltrazioni private sulla terra. Affari della Sanyo, come a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi. Decine di ettari di terreno confiscati all’agricoltura sui quali sono stati riposti 33mila moduli solari per farne l’impianto tra i più grandi d’Europa. Finanziamento tedesco e tecnologia giapponese. “Vorrei esprimere le nostre sincere congratulazioni per il completamento di questo progetto e ringraziare Deutsche Bank per averci dato fiducia nella scelta dei nostri moduli solari”, commentò Misturu Homma, executive vice President di Sanyo. Giusto. Il sole è italiano, ma non conta, non vale. Non si vende. Si regala. Come pure i terreni. Pochi quattrini e affare fatto. Oggi il ministro dell’Agricoltura, l’unico sensibile al consumo del suolo, propone una moratoria uno stop al consumo del suolo. Il governo ha appena licenziato il disegno di legge. Catania non è stato certo aiutato dal collega dell’Ambiente, il prode Clini. Clini non sa o non ricorda che in Italia esistono circa 13 milioni di abitazioni costruite dopo il 1970, quindi senza particolare tutele. Sui tetti i pannelli e gli ulivi per terra: era più naturale e forse possibile? Possibile senz’altro ma troppo dispendioso per i privati: molto più facile tombare di silicio centinaia di ettari di terreno. Molto più veloce e produttivo.

Sono stati cementificati 750mila ettari di territorio solo nell’ultimo decennio. Una parte poteva essere destinata ad ospitare i pannelli? Macché, troppo complicato. Via col vento e col sole dunque. E via con le imprese.

Il Mezzogiorno è stato spartito in spicchi d’influenza.Ad alcune aziende monopoliste sono stati affidati i lucchetti: la Fortore Energia ha cinto la Puglia, l’Ipvc la Campania, Moncada la Sicilia. In Calabria molte srl, alcune delle quali facenti capo indirettamente alle famiglie più importanti della ‘ndrangheta. La Piana lametina e il Crotonese sono stati assoggettati all’illegalità più clamorosa, plateale. Non c’è pala messa che non sia stata accompagnata da un’inchiesta giudiziaria. Truffa, corruzione, falso. Il trittico dei reati tipici, la serializzazione dell’attività giudiziaria. Energia pulita per mani sporche. Non tutte sporche, naturalmente. E non tutti imprenditori affaristi, naturalmente. Ma di certo tutti hanno goduto di una deregulation mai vista, incredibile solo a pensarci.

Edison, Sorgenia, Green Power, Sanyo e poi olandesi, spagnoli, cinesi. Tutti nel business. Solo privati però, sempre privati. Lo Stato non ha partecipato in nessuna forma, e gli enti locali neanche per sogno hanno accompagnato lo sviluppo eolico con una loro presenza, magari anche minoritaria, nelle società di produzione. In Puglia la fabbrica ideologica di Nichi Vendola, secondo cui l’energia, per il solo fatto di essere rinnovabile e pulita fosse obbligatoriamente da catalogarsi a sinistra, ha permesso a essa di straripare. A nord della regione le pale, a sud i pannelli. Nichi ha chiuso la stalla quando i buoi erano già tutti scappati. La Campania è stata comprata come detto dal signor Vigorito, capo dell’Ipvc, pioniere del vento. Acclamato presidente dell’Anev, l’associazione degli industriali del vento. Associazione “ambientalista” secondo i protocolli in uso per i tavoli del ministero dell’Ambiente. Una benemerita. Nel 2005 Legambiente e Anev hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con lo scopo di promuovere l’eolico in Italia.“Insieme organizzano e collaborano”, scrive il sito ufficiale degli imprenditori. Purtroppo nel 2009 il presidente dell’Anev, questa titolata associazione ambientalista, viene arrestato. La Guardia di Finanza sequestra sette “parchi” eolici in diverse regioni e accusa Vigorito…

Era ieri. Torniamo all’oggi. Al 2011 sono state installate 5500 torri eoliche per quasi settemila megawatt di potenza installata. Altrettante sono in arrivo. Tutte concesse a tempo di record. E chi vorrà dedicarsi alla coltivazione del mini eolico (torri alte anche cento metri fino a 1 megawatt) non dovrà neanche attendere la firma: basta la dichiarazione di inizio attività. Sarà zeppo di acciaio anche ciò che ora è libero da impianti. Anche le vostre montagne e i vostri occhi dovranno abituarsi. Serve energia pulita. E che nessuno fiati.

Accelerazione spesa – L’irpinia investe su scuole, fognature, strade e riqualificazione urbana

Accelerazione spesa – L’irpinia investe su scuole,fognature, strade e riqualificazione urbana
La Regione Campania, lo scorso 3 marzo ha approvato gli interventi finanziabili con i fondi POR Campania FESR 2007-2013 .
iniziative di accelerazione della spesa. L’avviso pubblicato sul sito della Regione Campania vede l’ammissione di 578 interventi di questi 452 sono risultati coerenti con quanto richiesto, 119 richieste di intervento dovranno essere integrate mentre 7 interventi sono stati ritenuti non coerenti.
In Irpinia sono 106 i comuni che hanno fatto richiesta di interventi ben 98 sono risultati idonei, 7 necessitano di integrazione mentre un comune è stato ritenuto non coerente. Si tratta del comune di Solofra e della sua richiesta di intervento per la riqualificazione urbana di piazza Marello con la realizzazione di un parcheggio integrato. La Regione ha motivato l’esclusione in quanto tra la documentazione presentata non sono presenti la relazione tecnica, il quadro economico ed il cronoprogramma.
La priorità degli interventi presentati dai comuni è tutta focalizzata su scuole, reti idriche e fognarie, strade ed interventi di riqualificazione urbana.
Aiello del Sabato, Aquilonia, Ariano Irpino, Avella, Baiano, Calabritto, Calitri, Carife, Gesualdo, Grottaminarda, Grottolella, Lapio, Montaguto, Montefusco, Montella, Montoro, Nusco,Ospedaletto d’Alpinolo, Pago del Vallo di Lauro, Pratola Serra, Roccabascerana, S. Mango sul Calore, Scampitella, Serino, Teora, Torella dei Lombardi, Volturara Irpina hanno avuto i finanziamenti per intervenire sul sistema fognario.
Ad Altavilla Irpina, Atripalda, Baiano, Fontanarosa, Forino, S. Michele di Serino, S. Angelo dei Lombardi, Zungoli i finanziamenti per la rete idrica. A Petruro Irpino, i finanziamenti per la sistemazione idraulico forestale in località Campolongo.
Finanziamenti per la messa in sicurezza delle scuole ai comuni di Castel Baronia, Montemiletto, Parolise, S. Marino Valle Caudina, S. Sossio Baronia, Sperone e Tufo.
Ai comuni di Bagnoli Irpino, Bisaccia, Chiusano S. Domenico, Contrada, Greci, Lacedonia, Manocalzati, Marzano di Nola, Monteforte Irpino, Montefalcione, Monteverde, Moschiano,Paternopoli, Quadrelle, Rotondi, S.Nicola Baronia, S.Lucia di Serino, S.Angelo a Scala, S. Stefano del Sole, Summonte, Taurasi, Torre le Nocelle, Vallata e Venticano approvati i finanziamenti per la riqualificazione del centro storico e urbana.
Al comune di Candida l’ok per i lavori di risanamento delle aree in frana alla località via Parete e a Castelfranci per il consolidamento idrogeologico del centro abitato mentre a Capriglia Irpina e Flumeri arrivano i fondi per la messa in sicurezza del palazzo comunale.
Fondi anche per il recupero area “Ripa e Cittadella” del comune di Cassano Irpino, per la realizzazione di un centro di aggregazione per le attività sociali e per la pratica sportiva di giovani ed anziani al comune di Cesinali, per la riqualificazione ed il recupero delle aree di insediamento fabbricati post-sisma e ompletamento della piscina comunale con l’implementazione di servizi fisioterapici nel comune di Morra de Sanctis e per la trasformazione dell’ex scuola di Pietradefusi in un Centro Sociale.
Riaqualificazione anche per la Basilica dell’Annunziata di Prata Principato Ultra, del centro polifunzionale “M.Santaniello” di Quindici, dell’area antistante la chiesa “S.Felicita” di Rocca S. Felice, di piazza Vittorio Emanele a Rotondi, del palazzo imperiali d’affitto di Salza Irpina, della torre campanara e riqualificazione dello spazio circostante a momento di aggregazione a Sorbo Serpico, del borgo medievale di Frigento, riconversione del castello normanno di Melito Irpino.
Fondi a Sturno per la costruzione di un opificio, a Mirabella Eclano per la protezione delle zone a rischio idrogeologico, a Villanova del Battista per la costituzione di un centro d’accoglienza turistica, a Pietratornina, S.Paolina, S.Potito Ultra, Torrioni e Villamaina ok ai fondi per la creazione, il completamento e la messa in sicurezza delle strade.

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI FLUMERI -: Installazione impianto di accumulo “Flumeri SANC”. DETERMINAZIONI.

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI FLUMERI 1/2014 -: Installazione impianto di accumulo “Flumeri SANC”. DETERMINAZIONI.

Campionato di calcio di serie B – Empoli-Avellino 0-1: Izzo firma un colpo da terzo posto



Gli irpini sbancano il ‘Castellani’ nell’anticipo della 28esima giornata cogliendo il primo successo del 2014 e salendo a 44 punti, 2 in meno dei toscani, secondi in classifica ma che in casa non vincono dal 17 novembre. La squadra di Sarri chiude in nove: espulsi Laurini e Croce
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Un colpo di quelli da ricordare, che potrebbe rappresentare anche la svolta della stagione. E’ quello che piazza l’Avellino espugnando il “Castellani” di Empoli, grazie alla rete di Izzo in apertura di secondo tempo, nell’anticipo della 28esima giornata di serie B. Si tratta del primo successo nel 2014 per gli irpini, capaci di portare via tre punti pesantissimi che li proiettano al terzo posto, in coabitazione con il Lanciano a quota 44 punti, appena due in meno della stessa compagine toscana, seconda in classifica alle spalle del Palermo anche se in casa non vince dal 17 novembre.

IZZO FIRMA IL GOL PARTITA, ESPULSO LAURINI – Dopo un primo tempo sostanzialmente equilibrato, con un paio di occasioni per parte, la gara si sblocca al 12? della ripresa. Sul calcio d’angolo battuto da Ciano, in area Izzo salta piu’ alto di tutti e di testa batte Bassi. Cinque minuti e il compito dei padroni di casa si fa ancora più difficile: fallo di Laurini, gia’ ammonito, su Pisacane e secondo giallo e conseguente rosso per il difensore azzurro.

Campionato di calcio di serie B -l’Avellino pareggia a Varese 1-1


Un vero e proprio furto quello che l’Avellino ha subito allo stadio “Franco Ossola” di Varese. I lupi si sono visti scippare una vittoria dalla terna arbitrale che ha pensato bene di rovinare una partita giocata alla grande dalla squadra di mister Massimo Rastelli. Un Avellino che si è visto prima negare un gol solare di Angiulli con la palla che aveva superato di parecchio la linea di porta. Dopo questo errore gravissimo della terna arbitrale, è arrivata puntuale anche la beffa per i lupi che avevano trovato la forza di fare il gol dell’1 a 0 con Camillo Ciano.

Al 94esimo minuto calcio d’angolo per il Varese, mischia furibonda in area e Varese che va in rete dopo un fallo clamoroso su Terracciano. Una carica sul portiere da parte di non uno ma ben due calciatori varsesi e gol da annullare assolutamente e per lo più facile da vedere ed invece per l’arbitro Manganiello e gli assistenti è tutto regolare. Un episodio che ha fatto andare su tutte le furie i calciatori biancoverdi che si sono scagliati contro la terna arbitrale. Il vero scippato Pietro Terracciano che si è visto negare il fallo subito è uscito dal campo sconsolato. Il portierone biancoverde non è riuscito a trattenere la rabbia e la delusione per la vittoria mancata ed è cosi scoppiato in lacrime mentre esce dal terreno di gioco.

Ecco i ministri del governo Renzi

Ecco i ministri del governo Renzi


La squadra è formata. Dopo quasi tre lunghissime ore di faccia a faccia con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Matteo Renzi presenta il nuovo governo.
Pur perdendo la vicepresidenza del Consiglio, Angelino Alfano la spunta sugli Interni e resta ben ancora allo allo scranno del Viminale. Saltano invece i due ministri vicini a Re Giorgio, Saccomanni e Cancellieri. Alla Giustizia arriva il piddì Andrea Orlando, mentre l’Economia tocca al vicesegretario dell’Ocse Pier Carlo Padoan. Il premier incaricato non avrà dunque alcun vice, ma potrà avvalersi del plenipotenziario Graziano Delrio che entra a Palazzo Chigi come segretario.

Il governo di Renzi sarà composto da sedici ministri. La squadra, che è arrivata al Colle con pochissimo anticipo rispetto all’incontro del premier incaricato con il capo dello Stato, è composta per metà da donne. Alla Difesa arriva l’ex diesse Roberta Pinotti, già sottosgretario con Mario Mauro durante il governo Letta. L’Istruzione va, invece, al segretario di Scelta civica Stefania Giannini. Allo Sviluppo economico approda l’ex presidente dei giovani di Confindustria Federica Guidi. Il premier incaricato ha tenere vicini a sé due dicasteri importanti: alla fedelissima Maria Elena Boschi toccano così le Riforme, mentre Federica Mogherini (ex diesse e oggi responsabile agli Affari internazionali nella segreteria piddì) scalza Emma Bonino dalla Farnesina. Beatrice Lorenzin (Ncd) viene confermata alla Sanità. Dalla squadra piddina arriva anche l’ex pupilla di Veltroni, Marianna Madia, che si accaparra il ministero alla Semplificazione. Gli Affari regionali, infine, saranno “gestiti” da Maria Carmela Lanzetta.

Dario Franceschini trasloca dal ministero per i Rapporti col parlamento ai Beni culturali. Al piddì anche il ministero alle Politiche agricole dove arriva Maurizio Martina. Renzi riconferma, invece, Maurizio Lupi che guida le Infrastrutture. A Giuliano Poletti di Legacoop toccherà il dicastero del Lavoro. Gianluca Galletti, già sottosegretario all’Istruzione con Maria Chiara Carrozza, passa all’Aambiente.

Adesso a Renzi, che domattina giurerà al Quirinale, non resta che vedere se ha i numeri per governare. La fiducia alle Camere è un passaggio tutt’altro che scontato. Di oggi sono i malumori dei popolari di Mario Mauro che, rompendo coi centristi di Scelta civica, hanno fatto sapere che non appoggeranno il nuovo governo. Di oggi anche il presagio di Silvio Berlusconi che smaschera i franchi tiratori piddì, senatori e deputati vicini a Pier Luigi Bersani e a Massimo D’Alema che faticheranno ad accordare la fiducia al neo premier. Insomma, la strada del nuovo governo è tutta in salita.

Benevento . L’elettrodotto sotto la pista ciclabile .

L’elettrodotto sotto la pista ciclabile non risulta autorizzato.
La Terna sta realizzando lungo la Pista Ciclabile di Contrada Pantano un cavidotto che, quando entrerà in funzione, produrrà per stessa ammissione di Terna, un livello pericoloso di inquinamento elettromagnetico pari a 97,7 microTesla a fronte delle norme di legge che consentono solo 3 microTesla per tale impianto, che costituisce opera pubblica destinata al tempo libero e al turismo.

Nonostante il documento di Altrabenevento del 10/02, il Comune di Benevento non ha ancora provveduto ad emettere l’ordine di sospensione dei lavori né è dato comprendere quale sia il settore comunale competente ad occuparsi di tali controlli.

Anche gli altri enti interessati da Altrabenevento, Provincia e ARPAC, sono finora rimasti del tutto inerti, nonostante la gravità della condotta di Terna che mette a grave rischio sanitario gli utilizzatori della pista ciclabile. Questa mattina Altrabenevento ha depositato altra nota con la quale ha chiesto nuovamente la sospensione dei lavori anche perché l’elettrodotto non è stato autorizzato così come Terna lo sta realizzando.
L’associazione Altrabenevento con la nota del 10/2, indirizzata al Sindaco, al Commissario della Provincia e all’Arpac, ha denunciato i lavori eseguiti dalla Terna sulla pista ciclopedonale di Pantano/Vitulano per la realizzazione di tre elettrodotti interrati, chiedendone la sospensione, successivamente disposta dal Sindaco con apposita ordinanza.

E’ emerso infatti dal Progetto Esecutivo depositato presso il Comune di Benevento – scrivono Alessandra Sandrucci e Vincenzo Fioretti – che i valori dei Campi Elettromagnetici prodotti dal passaggio della corrente nei cavidotti collocati sulla pista sono notevolmente superiori (97,7 microTesla) a quelli previsti dalle norme vigenti,in relazione alle aree gioco per l’infanzia (3 microTesla).

Altrabenevento con la nota successiva del 13 febbraio ha segnalato anche che il Progetto esecutivo depositato non è conforme alle opere autorizzate dal Ministero dello Sviluppo Economico e quindi che il progetto attuale è privo di autorizzazione: la Terna spa intende infatti realizzare un elettrodotto interrato a doppia terna di conduttori, mentre l’autorizzazione si riferisce ad una singola terna, con conseguente innalzamento dei campi elettromagnetici.

Ma c’è di più. Anche le opere eseguite prima della sospensione dei lavori disposta dal Sindaco a seguito dell’istanza di Altrabenevento – continuano nel comunicato – risultano difformi dal progetto esecutivo, a sua volta difforme e non autorizzato. Lo scavo effettuato risulta infatti a profondità notevolmente inferiore a quella prevista e ciò determina conseguentemente un ulteriore innalzamento dei campi elettromagnetici, mentre lo stesso tracciato del cavidotto non corrisponde in più parti a quello progettuale.

Sussistono, pertanto, – concludono i due rappresentanti di Altrabenevento – fondati ulteriori motivi non solo per la sospensione dei lavori ma soprattutto per un riesame completo del progetto esecutivo di tutto il sistema autorizzato dal Ministero,soprattutto in relazione ai valori dei campi elettromagnetici.

La “valle dei tumori”. Irpinia come la Terra dei Fuochi

La “valle dei tumori”. Irpinia come la Terra dei Fuochi





Ambientalisti e medici di base presentano un esposto in procura per denunciare l’aumento anomalo di neoplasie legate all’inquinamento nella zona industriale a valle di Avellino. L’ipotesi di reato. disastro ambientale. I dati di Arpac e Cnr sui veleni di suolo, acqua ed aria. I sanitari: “Tumori e malattie respiratorie in costante aumento”. I cittadini: «Siamo in una camera a gas, abbandonati dalle istituzioni»
L’hanno ribattezzata la “valle dei tumori”. Da mesi i medici di base sono in rivolta per l’aumento continuo di neoplasie e malattie dell’apparato respiratorio. Che nessuno è ancora riuscito a certificare con un accurato studio epidemiologico.

Così i cittadini della media Valle del Sabato, che coincide con il nucleo industriale a valle di Avellino, hanno deciso di fare da soli. In una settimana hanno raccolto 3061 firme che sono state allegate a un esposto-denuncia presentato al Procuratore della Repubblica di Avellino Rosario Cantelmo. «I dati scientifici mettono in relazione le emissioni di sostanze inquinanti con il boom di patologie neoplastiche», sostengono i cittadini. Sarà compito della magistratura accertare il collegamento e valutare se ci siano le condizioni per parlare di “disastro ambientale” ed “ecosistema compromesso” in questo angolo d’Irpinia, tutt’altro che felix.
I livelli di ozono, benzo(a)pirene, polveri sottili, toluene nell’aria, ammoniaca, ferro e manganese nell’acqua, piombo, rame e pcb nel suolo hanno registrato valori sballati in studi condotti da Arpac e Cnr. «Non ci facciamo mancare proprio nulla, eppure non si muove foglia a tutela della salute della gente», commenta amareggiato Franco Mazza, ex consigliere della Provincia di Avellino e attivista di Ambiente e salute , l’associazione che si è occupata di raccogliere le tremila firme e predisporre la denuncia in Procura. Da anni gli ambientalisti si battono (invano) per ottenere il monitoraggio stabile di aria, suolo e falde acquifere, e la bonifica di un territorio meno conosciuto della “Terra dei fuochi” ma probabilmente altrettanto letale.

Questa conca solcata dal torbido fiume Sabato e dalla trafficata autostrada A16, dove sono raccolti una decina di centri abitati e 30mila persone, è sovrastata da una nebbiolina che ristagna perennemente. La conformazione geografica della zona già di per sé non agevola il ricambio dell’aria, ma gli alti livelli di smog riconducibili a emissioni industriali e traffico la trasformano in una sorta di “camera a gas”. Ci sono un centinaio di aziende che eruttano fumi di ogni tipo e un impianto per lo smaltimento dei rifiuti che emana un tanfo insopportabile per tutta la giornata. Ma questa è anche la terra in cui amianto e diossina hanno stabilito dei tristi record con l’Isochimica di Pianodardine, stabilimento dove sono stati smaltiti illecitamente 20mila chili di amianto scoibentato dai treni, e l’Irm di Manocalzati, sito di stoccaggio di rifiuti, noto per il rogo doloso che nel 2005 ha mandato in fumo 8000 tonnellate di immondizia.

La vicenda dell’Irm è riuscita in parte a scoperchiare la presenza di veleni nella Valle del Sabato. Da allora si sono avviati gli studi scientifici che hanno accertato le tossicità di aria, suolo e acqua. I risultati della prima indagine dell’Arpac datata 2005, e commissionata dalla Provincia di Avellino in seguito al rogo, sono stati allarmanti. Nei suoli dei 12 punti campionati nella Valle del Sabato sono stati riscontrati valori di pcb (policlorobifenili, composti organici che hanno una tossicità simile a quella della diossina), fino a 0,0048 mg/kg, quasi cinque volte oltre i limiti consentiti. Oltre le soglie imposte dal decreto legislativo 471/1999 anche rame, piombo stagno, berillio, vanadio, tallio. Sul fronte delle acque superficiali, nel fiume Sabato si è registrata la presenza di valori oltre norma di ammoniaca, fosforo e tensioattivi anionici; nei pozzi sotterranei, le analisi chimiche hanno evidenziato concentrazioni anomale di cloruri, ione ammonio, manganese, ferro e idrocarburi.

Il monitoraggio dell’aria con sei postazioni nei comuni di Atripalda, Manocalzati, Pianodardine di Avellino, Arcella di Montefredane, Pratola Serra, Prata di Principato Ultra ha registrato esiti inquietanti. C’è stato il superamento dei valori normati “a protezione della salute umana” di monossido di carbonio, ozono, polveri sottili (PM 10), valori oltre norma di toluene, ossidi di azoto, e sopratutto una quantità di benzo(a)pirene, pericoloso cancerogeno, fino a 4,8 nanogrammi per metro cubo, tre volte in più di quello che si respira nell’aria di Taranto infettata dall’Ilva, e quasi cinque volte oltre il valore normato di 1 nanongrammo per metro cubo. Le conclusioni dell’Arpac parlavano di «inquinamento diffuso» e sollecitavano ulteriori approfondimenti sull’area interessata al monitoraggio.

Su pressione di Provincia e dei comuni, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente ripeteva il Piano di monitoraggio nel 2007 con risultati ancora peggiori dei precedenti. Nei suoli sforata la soglia di contaminazione per berillio e stagno in tutti i punti campionati, mentre la concentrazione media di pcb è risultata fino a sei volte maggiore del valore 2005 (con picchi di 0,23 mg/kg). Valori che derivavano sia dalle «emissioni in atmosfera dalle attività industriali», sia dalle sostanze immesse per «uso agricolo dei suoli». Nelle acque sotterranee (pozzi) la concentrazione di ferro aumentava da 3 a 10 volte rispetto al precedente monitoraggio; nel fiume Sabato stabili le presenze di ammoniaca, fosforo e nitrati.

Nell’aria di tre siti analizzati, le polveri sottili (PM 10) hanno raggiunto picchi di 84 microgrammi per metro cubo nell’arco della giornata (valore massimo consentito dalla legge 50 microgr/m3) e concentrazioni medie durante il periodo di monitoraggio pari a 49 microgr/m3 (limite a protezione della salute umana 40 microgr/m3). Ad Arcella di Montefredane, nel cuore del nucleo industriale, i valori di PM 10 sono risultati sballati in 7 giorni su 12 (basti pensare che in tutto l’anno si possono superare solo 35 volte).

Dopo i rilievi Arpac, un nuovo studio sul “Trasporto e Diffusione degli inquinanti emessi dal nucleo industriale di Pianodardine”, frutto di una convenzione tra il Cnr di Lecce, l’associazione “Ambiente e Salute” e la Provincia di Avellino, sottolineava ulteriori criticità. A cominciare dalla «difficoltà di riciclo dell’aria sopratutto nelle prime ore della mattina» a causa delle caratteristiche orografiche del sito; la necessità di rivedere i parametri delle emissioni autorizzate per i singoli impianti industriali; l’urgenza di monitorare con continuità in particolare ossidi di azoto, PM 10, PM 2,5, ozono, e gli Ipa con particolare attenzione al benzo(a)pirene.

E’ in questo contesto che si è avviata una indagine epidemiologica sulla media Valle del Sabato a cura di Provincia di Avellino, Asl di Avellino (Asl Av2), Seconda Università di Napoli i cui risultati della sola relazione semestrale del 20 giugno 2007, redatta dalla professoressa Erminia Agozzino evidenziavano per la Asl Av2 (comprendente i paesi del Sabato) una mortalità superiore a quella Campana per tumori delle ossa e del connettivo (cioè un numero di morti, per tali patologie, superiore a quanto ci si attenderebbe rispetto alla media regionale). L’Irpinia risultava essere al primo posto tra le province campane come causa di morte per leucemie e seconda solo a Caserta per mortalità da tumori maligni delle labbra, cavo orale, faringe e stomaco. I dati evidenziavano, inoltre, un’incidenza significativa di leucemie nel comune di Pratola Serra per i maschi e del tumore del colon a Montefredane per le donne.

Il report sottolineava anche la necessità di avviare un’indagine mirata per stabilire un nesso, relativamente all’area geografica della Valle del Sabato, tra inquinamento e insorgenze delle neoplasie, in particolare tumori dell’esofago, leucemie e linfomi. Pertanto l’Asl iniziava uno “studio caso-controllo” per indagare queste tipologia di malattie, ma in un comunicato del 27 giugno l’Asl frenava i toni allarmistici della relazione semestrale. «I dati emersi non sono scientificamente validati, lo studio è ancora in corso e sarà presentato non prima dell’inizio del 2008. Nessun dirigente e operatore dell’Asl Av2 è autorizzato a rilasciare informazioni sull’andamento dell’incidenza tumorale», tagliava corto l’azienda sanitaria che, dopo sei anni, non ha ancora terminato lo studio epidemiologico.

L’ultimo tentativo di scuotere il quadro drammatico dei paesi del Sabato è stato il Protocollo di Intesa stipulato nel 2010 tra l’associazione “Ambiente e Salute”, i sindaci dei comuni, la Provincia di Avellino, il consorzio Asi che gestisce i servizi nell’area industriali e la società Irpiniaambiente che si occupa del sito di trito-vagliatura dei rifiuti.

L’obiettivo era sempre quello di monitorare il territorio in collaborazione con università e Cnr, e avviare il risanamento del territorio. Tutti buoni propositi che fino ad ora sono rimasti sulla carta. Disatteso anche il Protocollo, gli ambientalisti hanno giocato l’ultima carta: quella giudiziaria, rivolgendosi al Procuratore di Avellino. «E’ l’ultima speranza per fare chiarezza sul reale stato di inquinamento, i possibili risvolti negativi sulla salute umana e individuare i presunti colpevoli», dice Salvatore Picariello, presidente di “Ambiente e salute”.

Di pari passo, un’altra mobilitazione la stanno conducendo i grillini della Valle del Sabato che hanno lanciato l’hashtag #stopbiocidio e una raccolta firme destinata al Prefetto di Avellino. Il Movimento Cinque Stelle chiede l’istituzioni di un registro dei tumori, il monitoraggio delle polveri sottili attraverso centraline fisse, la bonifica immediata dell’area del Sabato. Un’altra battaglia per provare a tutelare i 30mila cittadini di una valle che si sente sempre più sola e abbandonata dalle istituzioni.
L’inchiesta pubblicata sul sito on line del settimanale L’Espresso sui veleni che inquinano la Valle del Sabato ha avuto una grande eco, come è ovvio che sia, su scala nazionale. L’articolo è dettagliato e spiega in maniera impeccabile come e perché l’area che comprende i Comuni di Atripalda, Manocalzati, Arcella, Pratola Serra e Prata Principato Ultra sia contaminata dai fumi delle aziende, dai veleni dell’ex Isochimica e dello Stir.

E’ un vero e proprio dramma, c’è poco da discutere. La battaglia che stanno portando avanti i cittadini della zona deve essere sostenuta anche dai mass media. Ben vengano quelli nazionali. C’è un problema che però non può e non deve essere sottovalutato. Va bene parlare di “Valle dei Veleni”. Va bene usare il paragone con la “terra dei fuochi”. Ma attenzione ad abusare del termine “Irpinia”.

Ci mancherebbe altro, l’Irpinia è anche Atripalda, Manocalzati, Arcella, Pratola Serra e Prata Principato Ultra, ma non solo quello. L’Irpinia ha una superficie quadrata vastissima, la seconda in Campania dopo Salerno. Una provincia che supera di gran lunga Napoli, Caserta e Benevento. Fino a che punto è giusto accomunare l’Irpinia intesa come provincia di Avellino alla “terra dei fuochi”? Qual è il messaggio che si diffonde a livello nazionale e non solo? Ed in che misura questa associazione di comodo finisce con il penalizzare le nostre produzioni di eccellenza?

Lo abbiamo chiesto al presidente di Confindustria Campania e di Avellino, Sabino Basso che senza pensarci su due volte ci dice: «Chi realizza titoli simili è uno scellerato, un incosciente che non ha idea del danno che può procurare all’economia dell’intera provincia».

L’inquinamento nella Valle del Sabato però è qualcosa di reale. Una ferita da risanare, non pensa?

«Ha detto bene, nella Valle del Sabato, cioè una piccola fetta di Irpinia non in tutta l’Irpinia. Mi rendo conto che vige il detto “Bad news, good news” ma quando si scrive su temi così delicati bisogna fare attenzione ad ogni particolare, articolo, titolo, foto. Tutto. Siamo l’unico posto al mondo dove non perdiamo occasione per parlare male di noi. Da altre parti non succederebbe mai. Ci mancava solo la favola della “terra dei fuochi”, oggi i paragoni si sprecano»·

Perché dice così?

«Quando si parla di “terra dei fuochi” ci si riferisce a 10 ettari di terreno a fronte di altre centinaia di migliaia di ettari non contaminati. Ogni territorio d’Italia ha il suo tallone d’Achille. Avellino, Caserta, Brescia, Rimini, Taranto. Non c’è angolo di paese che non viva situazioni estreme che vanno sicuramente risolte ma che non devono assolutamente contribuire a screditare tutto il resto».

Quale potrebbe essere il contraccolpo per il mercato irpino?

«Devastante. Se in Giappone, in Cina, negli Stati Uniti passa il messaggio che l’Irpinia è come la “terra dei fuochi” è finita. Non investiranno mai più qui. Mai. Come si fa a spiegare che c’è un’altra Irpinia completamente diversa? Siamo la terra dei tre Docg, abbiamo le castagne, gli oli, la pasta, Zuegg, la Ferrero. Imprenditori che fanno azienda nel rispetto di ogni regola. Basta un articolo o, come in questo caso, un titolo scritto con grande leggerezza per fare un vero e proprio danno all’intera economia regionale. Per questo dico di fare sempre attenzione».

L’Irpinia, però, ha più di un tallone d’Achille…

«Non lo metto in dubbio. In passato sono stati sicuramente compiuti atti scellerati sulle aziende, sui terreni e sui fiumi. Ma posso affermare, senza timore di essere smentito, che la Campania, oggi, è la regione più controllata d’Italia. Proprio alla luce delle notizie continue, vere o non vere, e dell’allarmismo che regna riceviamo controlli continui da parte dell’Asl o dei Nas. Le aziende locali sono ipercontrollate. I prodotti che mettiamo in vendita e sul mercato nazionale e internazionale è garantito e certificato al 100%. Non voglio più leggere le parole Irpinia e “terra dei fuochi” insieme. Vorrei che si superasse il concetto del “Bad news, good news”. Anche se fa meno notizia, vorrei leggere qualcosa di positivo di questa provincia fantastica».

Fermo restando che il dramma che si vive nella Valle del Sabato si deve risolvere…


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