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Estate in Irpinia: Tappa 6 fra Valle Ufita e Trevico con Scola

Estate in Irpinia: Tappa 6 fra Valle Ufita e Trevico
con Scola
Da Irpinia 24 Continua l’entusiasmante tour estivo di Info Irpinia con la Tappa 6
prevista per Domenica 31 Luglio, insieme a Rossella Iacobucci innanzitutto la meravigliosa Dogana Aragonese di Flumeri,
edificata nel 1479, per poi andare a scoprire come nasce il famoso olio Ravece DOP presso
l’Azienda Agricola Petrilli: dagli uliveti fino al processo di trasformazione.
Il pranzo si terrà stesso all’Agriturismo Petrilli e sarà composto da prodotti tipici, in particolare
con piatti a base del meraviglioso Olio di Ravece, al costo di 12€ a persona per tutti i
partecipanti. E’ possibile prenotare entro il 27/07 al numero 320-0272502 oppure alla
mail infoirpinia@gmail.com, sia per il pranzo che per la visita gratuita.
Dopo aver mangiato vi sarà un dibattito che approfondirà sia il tema dell’Ex Irisbus insieme a
Dario Meninno, per conoscere dagli operai stessi la situazione attuale dell’azienda dopo le tante
tribolazioni vissute, sia dell’Accumulatore di cui si sa pochissimo ma che è stato impiantato in
Valle Ufita, vicino alle case purtroppo, con un alto rischio essendo sperimentale ed accumulando
energia con sodio e zolfo a temperature elevatissime: se ne parlerà con Rosaria Caggiano, una
mamma che abita a pochi passi dal mostro.
Il pomeriggio sarà dedicato a Trevico, vero balcone d’Irpinia e comune più alto della Campania,
con la visita del Borgo e delle Chiese insieme a Gerardo Rauseo, passando per la Casa della
Paesologia dello scrittore Franco Arminio e concludendo il tour al Palazzo Scola con una
proiezione di “Trevico-Torino, viaggio nel Fiat-nam”, in memoria del grande regista Irpino.
Da irpinia Report
Continua l’entusiasmante tour estivo di Info Irpinia con la Tappa 6 prevista per Domenica 31 Luglio. Dopo le quasi 200 presenze registrate durante la Tappa 5 ad Avella, ci si sposta in Valle Ufita visitando insieme a Rossella Iacobucci innanzitutto la meravigliosa Dogana Aragonese di Flumeri, edificata nel 1479, per poi andare a scoprire come nasce il famoso olio Ravece DOP presso l’Azienda Agricola Petrilli: dagli uliveti fino al processo di trasformazione. Il pranzo si terrà stesso all’Agriturismo Petrilli e sarà composto da prodotti tipici, in particolare con piatti a base del meraviglioso Olio di Ravece, al costo di 12€ a persona per tutti i partecipanti. E’ possibile prenotare entro il 27/07 al numero 320-0272502 oppure alla mail infoirpinia@gmail.com, sia per il pranzo che per la visita gratuita. Dopo aver mangiato vi sarà un dibattito che approfondirà sia il tema dell’Ex Irisbus insieme a Dario Meninno, per conoscere dagli operai stessi la situazione attuale dell’azienda dopo le tante tribolazioni vissute, sia dell’Accumulatore di cui si sa pochissimo ma che è stato impiantato in Valle Ufita, vicino alle case purtroppo, con un alto rischio essendo sperimentale ed accumulando energia con sodio e zolfo a temperature elevatissime: se ne parlerà con Rosaria Caggiano, una mamma che abita a pochi passi dal mostro.

Terremoto in Irpinia: una scossa di terremoto di magnitudo 3.0, ad una profondità di 18 km

FLUMERI, 10 LUGLIO 2016. I sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno registrato, alle ore 02:37 di questa notte, una scossa di terremoto di magnitudo 3.0, ad una profondità di 18 km. L’epicentro è stato individuato fra i Comuni di Ariano Irpino, San Sossio Baronia, Zungoli e Vallesaccarda.

Si accende l’insegna IIA (ex Irisbus) in Valle Ufita,

Si accende l’insegna IIA (ex Irisbus) in Valle Ufita, LINK
A cinque anni dalla chiusura- dichiara il segretario generale della Cisl IrpiniaSannio Mario Melchionna- l’insegna di questa importante fabbrica irpina torna ad accendersi e con essa, i sorrisi dei circa trecento addetti che, secondo il nuovo progetto di rilancio, dovrebbero rientrare in azienda. La Cisl crede fermamente in questo nuovo progetto, da sempre al fianco dei lavoratori nella battaglia per la riapertura dello stabilimento, prima a Napoli in regione Campania, poi a Roma presso il ministero dello Sviluppo Economico dove si terrà il prossimo confronto per la presentazione del piano industriale e la definizione dei tempi di realizzazione del cronoprogramma delle attività. Quest’ultimo è la vera occasione di rilancio non solo per l’azienda, ma per tutta la Valle Ufita e l’intera provincia che ben si collega alla realizzazione dell’importantissima infrastruttura dell”Altà capacità – Alta velocità Napoli-Bari’, opera fondamentale per lo sviluppo e l’occupazione del Mezzogiorno. Anche il confronto di oggi a Grottaminarda, sull’Alta Capacità e la Piattaforma Logistica, voluto dagli amministratori della zona, imprenditori e tecnici, va nella stessa direzione: favorire il rilancio della Valle Ufita.

Si è parlato inoltre della possibilità di realizzare una bretella ferrata che colleghi la linea dell’Alta capacità alla Piattaforma logistica. Per il nuovo tracciato ferroviario Apice-Hirpinia sono già disponibili 768 milioni di euro, inoltre è stato chiesto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasposti un ulteriore finanziamento di 155 milioni di euro, già inserito nel contratto di programma con Rfi per la realizzazione del lotto funzionale Apice-Hirpinia. Il progetto di fattibilità permette, secondo quanto dichiarato da Gentile, amministratore delegato e direttore generale di Rfi, un’ottima integrazione con il territorio e con le sue peculiari condizioni idrogeologiche. Occorre essere fiduciosi e credere in una possibile ripresa economica del nostro territorio. La volontà di andare avanti e gli impegni presi sono dei segnali positivi, ma alle intenzioni bisogna aggiungere il risultato degli sforzi e dei sacrifici fatti in questi anni. La Cisl certa della realizzazione degli obiettivi prefissati, attende fiduciosa i tempi di esecuzione di questi importanti progetti di sviluppo sul nostro territorio, segno del superamento di notevoli difficoltà e forti preoccupazioni che, hanno visto la nostra Organizzazione impegnata a tutti i livelli e da sempre al fianco dei lavoratori per garantire i loro diritti e tutelare il nostro territorio”.


uglio 2016, sui capannoni dell’ex Irisbus di Flumeri (Avellino) risplende la nuova insegna di Industria Italiana Autobus.

Dopo una battaglia durata cinque anni (ma non ancora finita) le tute blu della Valle Ufita sono pronto a riscrivere la storia. Il presente, oggi, ha il nome di IIA e di Stefano Del Rosso, il manager romano che ha ereditato quel che restava del gigante dai piedi d’argilla di Flumeri e la BredamenariniBus per dare vita ad un nuovo polo industriale italiano.

Oggi, a Flumeri, presso la sala mensa di IIA, lo stesso Del Rosso, accompagnato dal figlio Francesco (nel CdA di IIA) e dalla moglie, ha celebrato il traguardo raggiunto.

Indossando la maglietta IIA d’ordinanza, Del Rosso ha detto: “Oggi finalmente possiamo dire di essere Industria Italiana Autobus. E’ un piacere essere qui con voi, con chi ha creduto, con chi ha lottato, anche con chi ha fatto finta di lottare e chi ha avuto sempre dubbi. E’ la vostra festa”.

Al tavolo con Del Rosso anche il sindaco di Flumeri Angelo Lanza, il deputato Luigi Famiglietti e l’assessore regionale Amedeo Lepore. “Siamo qui – ha detto – per un nuovo inizio. Il merito è dei lavoratori che hanno portato avanti una battaglia massacrante per anni e anni”. Ringraziando poi i deus ex machina dell’operazione che ha portato al compimento di IIA, Claudio De Vincenti e Giampietro Castano, Lepore continua: “Ora non bisogna fermarsi. Flumeri e Bologna devono essere uniti. Questo stabilimento può sfornare 1500 autobus all’anno. A questo obiettivo contiamo di arrivarci nel giro di qualche anno. Basta rimboccarsi le maniche”.

Del Rosso ha salutato poi le tute blu annunciando che entro qualche giorno cominceranno i lavori di ristrutturazione dello stabilimento e che tra qualche giorno presenterà il piano industriale al Ministero.

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Più forti del destino, più testardi del tempo. Ecco cosa ci “insegna” la vertenza ex Irisbus

Più forti del destino, più testardi del tempo. Ecco cosa ci “insegna” la vertenza ex Irisbus
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Giovedì 7 luglio, a cinque anni dalla fuga di Fiat, l’accensione simbolica della nuova insegna. Se si è arrivati a celebrare questo momento lo si deve ai lavoratori di Valle Ufita e all’impegno dell’Amministratore delegato che vuole parlare alla sua gente e riaprire presto lo stabilimento Si chiude un’epoca e se ne apre un’altra. Ed era ora. Giovedì 7 luglio sarà un giorno particolare per gli operai della ex Irisbus e per tutta la Valle Ufita. L’insegna che ritrae il simbolo di Industria Italiana Autobus comincerà finalmente a brillare nel cielo del nucleo industriale di Flumeri e si proverà a chiudere per sempre i conti con il passato. 7 luglio, una data scelta non a caso. Cinque anni fa, infatti, senza un valido motivo, la Fiat infliggeva il colpo di grazia ad un’intera comunità. Fuggiva dall’Irpinia aprendo, ufficialmente, una delle vertenza più importanti della storia industriale di questa provincia. I reali perché di quella fuga resteranno sempre un mistero per tutti. Quello che è sicuro è che una buona parte di quegli operai operai sono ancora lì pronti a indossare tuta da lavoro e guanti per le saldature. Sono solo invecchiati di cinque anni.

Giovedì, anche se solo per un giorno, quello stabilimento riprenderà a vivere in attesa della ristrutturazione e della reale ripartenza. Ci saranno tutti a partire dagli operai, quelli ancora scettici e quelli che ci hanno sempre creduto. Ci saranno le parti sociali, che anche in questo caso si dividono tra disfattisti e ottimisti. Ci sarà il sindaco di Flumeri, Angelo Lanza con la sua amministrazione. Ci sarà don Claudio Lettieri. Non mancheranno politici di turno che quando si tratta di presenziare a situazioni liete sono sempre presenti, un po’ meno quando si tratta di mettersi in gioco per la propria terra.

Ci sarà, poi, l’ospite più atteso: l’amministratore delegato di Industria Italiana Autobus, Stefano Del Rosso, la persona che, lo si voglia ammettere oppure no, ha ridato una speranza a questa terra. Ha accettato una sfida importante, si è messo in gioco ed ha rischiato. Sì, ci è voluto tanto, forse troppo tempo ma chissà che questa non sia la volta buona per un cambio di passo concreto. Del Rosso parlerà alla sua gente. A lui il compito di rivolgersi agli scettici e convincere loro, una volta per tutte, che è nell’interesse di Governo e Azienda che la ex Irisbus riprenda a vivere come una volta. Non sarà il 7 luglio, non sarà nemmeno l’8 luglio, ma la volontà di tutti resta questa. Bisognerà solo aspettare ancora un po’ tempo.

L’insegna I.I.A. è un punto di partenza ma al di là della simbolica cerimonia, quello che questa vertenza “insegna” è scritto nei cinque anni di battaglia che i lavoratori hanno portato avanti fin dal primo giorno. Gli oltre cento giorni di sciopero davanti allo stabilimento (evento record che difficilmente si registra nel mondo operaio), le barricate davanti ai cancelli per impedire a Fiat di portarsi via gli ultimi autobus rimasti, l’accordo ricatto firmato a Confindustria per provare a dare una speranza ai lavoratori, i viaggi verso il Ministero dello Sviluppo Economico (forse una trentina in totale), quelli in Regione, le presenze in tv per portare il caso all’attenzione dell’opinione pubblica, le briciole concesse dal politico di turno nei vari tour elettorali che si sono succeduti in questi anni, i convegni, le manifestazioni, le assemblee infuocate, le riunioni. Tutto con un fine ben preciso: la riapertura di quell’azienda.

Questa vertenza “insegna” che senza la testardaggine dei lavoratori, l’ex Irisbus non sarebbe mai riuscita a sopravvivere alla pugnalata inferta dalla Fiat. Senza un gruppo di lavoratori attenti e determinati probabilmente gli accordi con i vari Di Risio o Cottone avrebbero avuto un esito diverso e chissà oggi di cosa staremmo parlando. Quello stabilimento però è nato per costruire pullman e i lavoratori hanno combattuto affinché questo accadesse. Industria Italiana Autobus non è nata per caso e chi ha cominciato questa battaglia sapeva perfettamente che i tempi sarebbero stati molto lunghi. Ma un’altra cosa che “insegna” questa vertenza è che i lavoratori irpini non hanno paura di nulla. Neanche del tempo che passa inesorabile.

La vertenza “insegna” ed ha insegnato. L’insegna nuova con il marchio I.I.A. sia l’inizio di una nuova era per la ex Irisbus e i suoi lavoratori. Buona fortuna Industria Italiana Autobus.

CORRIDOIO SCANDINAVIA -MEDITERRANEO -ITINERARIO NAPOLI BARI -LA STAZIONE IRPINIA E LA LOGISTICA: PROSPETTIVE DI SVILUPPO DELLA VALLE DELL’UFITA

CORRIDOIO SCANDINAVIA -MEDITERRANEO -ITINERARIO NAPOLI BARI -LA STAZIONE IRPINIA E LA LOGISTICA: PROSPETTIVE DI SVILUPPO DELLA VALLE DELL’UFITA. GROTTAMINARDA 7 LUGLIO 2016 ORE 10,00

Tav Napoli-Bari: tempi, costi e benefici
In data 30 ottobre 2015 sono iniziati ufficialmente i lavori per la realizzazione del Treno alta velocità che collegherà Napoli e Bari. A sbloccare i lavori il decreto, di nome e di fatto, ”Sblocca Italia”. I primi cantieri stanno riguardando il Comune di Acerra (Na), lavori di ammodernamento per la viabilità stradale in località Gaudello e Dugenta (entrambi località in provincia di Benevento). I tempi previsti per la realizzazione dell’intera opera sono di sette anni, come enunciato dall’ormai ex commissario straordinario di Governo e amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, Michele Mario Elia. Di seguito cerchiamo di capirne di più sul progetto del Tav Napoli-Bari, sui suoi costi e benefici attesi per la collettività.
Tav da Napoli a Bari: il progetto e la difficile gestazione

Tecnicamente, il Tav Napoli-Bari è definito una direttrice ferroviaria ad alta capacità realizzata con lo scopo di collegare l’Asse ferroviario 1 della Rete ferroviaria convenzionale cosiddetta trans-europea TEN-T, con il già esistente Corridoio paneuropeo VIII. Pertanto, sarà un’estensione in direzione ovest del secondo. L’itinerario arriva fino a Taranto e consentirà di integrare l’infrastruttura ferroviaria del Sud-Est (Campania e Puglia) con altre direttrici importanti del Paese. Si pensi al fatto che da Milano si potrà arrivare a Bari senza più riscontrare le problematiche odierne una volta giunti a Napoli, dove il percorso subisce notevoli rallentamenti dato che poggia su treni regionali. Per realizzarli sono previsti, in Campania, lavori di ammodernamento sull’attuale linea Cancello-Napoli e Cancello-Benevento. Mentre in Puglia la realizzazione di una nuova linea, la Apice-Orsara, e il raddoppio di due linee: la Orsara-Bovino e la Bovino-Cervaro, bretella di collegamento Cervaro-Bari.

Dell’opera si parla concretamente da anni, e la prima tappa è stata la firma del protocollo d’intesa da parte degli enti coinvolti nel 2006. Ben dieci anni fa. Poi è rimasta per anni nel cassetto, per essere rimessa in discussione nel 2013 col Governo Letta, che ha trovato i fondi mediante la Legge di Stabilità. Lo stesso Governo ha altresì creato una Task force che garantisse che l’opera si realizzasse concretamente. Un’ulteriore accelerata si è avuta poi col subentrante Governo Renzi che ha superato anche la bocciatura iniziale della Corte dei Conti, la quale ha evidenziato come mancassero i fondi per realizzarla. La soluzione è stata la frammentazione dell’opera in tanti mini cantieri, ognuno portatore di costi specifici sostenibili.
Tav da Napoli a Bari: i costi

Ma quanto costerà siffatta opera? Il costo complessivo è stimato in circa 6,2 miliardi di euro, per 146,6 km di linea e 15 stazioni. Un costo ritenuto esorbitante per molti, dato che parliamo di circa 40 milioni di euro a chilometro, in confronto ai 16,6 spesi per l’alta velocità in Francia. Andando nel dettaglio, i costi stimati nel 2014 erano invece di un miliardo in meno, così suddivisi: Napoli (Afragola)-Cancello 670 mln; Cancello-Benevento 970 mln; Apice-Orsara 2.010 milioni; Cervaro-Bovino 550 milioni; 520 mln per la bretella di Foggia. L’aumento di un miliardo è probabilmente dovuto ad altri cantieri inseriti successivamente. Particolarmente criticata è la voce di spesa relativa al tratto tra Apice ed Orsara (47 chilometri di cui 25 previsti tramite un nuovo traforo appenninico) dal costo, come detto, di un terzo di tutto il progetto. La critica viene mossa dal fatto che verrebbe realizzata una stazione a Grottaminarda, area industriale e commerciale già servita da linea ferroviaria e dall’autostrada Napoli-Bari.Tav Napoli-Bari: benefici reali o solo spot?

Veniamo infine ai benefici attesi. Secondo uno studio realizzato da Rete ferroviaria Italiana (collegata sempre ad Fs, quindi di parte) l’opera avrebbe nel tempo un beneficio netto per la collettività di quasi settecento milioni di euro. Numeri però completamente sconfessati dal Politecnico di Milano, che invece parla di una perdita netta di -837 milioni. Dunque saremmo dinanzi a un caso lampante di spreco di denaro pubblico. Quanto ai dati strettamente relativi al trasporto, secondo le stime di FS il Tav Napoli-Bari farebbe risparmiare un’ora e un quarto ai treni passeggeri (mentre nulla si dice dei treni merci). Per fare qualche esempio, sempre diramato dalle Ferrovie dello Stato, ci vorrebbero solo tre ore fra Roma e Bari, contro le attuali quattro, e due ore fra Napoli e Bari, rispetto alle attuali tre ore e 40 minuti.
L’Irpinia e il Treno dei desideri: per non rimanere attaccati al tram…
Se immaginiamo di poter governare i processi di sviluppo, a partire dalla partita Alta Capacità – Piattaforma logistica, e le grandi opportunità economico-finanziarie regionali che stiamo già per intercettare con la “mentalità” arrugginita del passato (leggi pure logiche clientelari, affarismi ammantati d’ipocrita passione politica, familismi perpetui, e chi più ne ha più ne metta), finiremo con il fallire inesorabilmente ancora una volta LINK

tra dieci anni – o forse anche otto, secondo le previsioni più ottimistiche – l’Irpinia avrà in Valle Ufita la sua stazione ferroviaria dell’Alta Capacità/Velocità Napoli-Bari e potrà utilizzarla sia per il trasporto delle persone che delle merci in entrata e soprattutto di quelle in uscita destinate ai mercati nazionali ed internazionali.

Il servizio viaggiatori sarà una conquista civile certamente importante, comunque limitata alla sfera individuale. La vera, grande opportunità che questa infrastruttura offre all’Irpinia è quella industriale e commerciale. Ma si tratta, appunto, di una opportunità, ovvero della condizione essenziale per sostenere i processi produttivi di una provincia che ha notevoli potenzialità inespresse anche a causa della totale assenza di infrastrutture ferroviarie. L’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, che forse finalmente sarà ripristinata per uso soltanto turistico (ed è una buona idea), è la metafora del “binario morto” di quel treno irpino rimasto desiderio.

Va apprezzato il realismo crudo ma sano con cui il Sottosegretario Umberto Del Basso De Caro ha lanciato il suo monito nel corso del meeting di Grottaminarda: non c’è ombra di dubbio che la Stazione Hyrpinia, com’era nelle previsioni, sarà realizzata. Attenzione, però: la “fermata” servirebbe a poco se il territorio provinciale, in tutte le sue espressioni istituzionali e sociali, non si “attrezzasse” adeguatamente e per tempo. A cominciare dalla realizzazione della “piattaforma logistica”, sulla quale si stanno sprecando polemiche e diatribe campanilistiche invece di studiare a fondo ed organizzare le risposte alla domanda del mercato. Perché “non servirebbero a niente giganteschi siti di stoccaggio se i beni prodotti non incrociassero il favore dei consumi”.

Ecco sollecitato, al riguardo, un più attivo protagonismo della classe imprenditoriale: è tempo, anche su questo versante, di osare di più, di uscire dalla morsa di logiche fuori da ogni logica – si scusi il bisticcio – del mercato globale. Del resto non mancano nuove attenzioni offerte alle imprese che operano in aree oggettivamente svantaggiate come la Campania. In questo verso va la decisione del Governatore De Luca, ad esempio, di contribuire per tre anni con fondi regionali alla totale defiscalizzazione del costo del lavoro (naturalmente ad appannaggio delle aziende che creano lavoro). Si tratta di un incentivo straordinariamente importante e che va comunque oltre le stesse aspettative dichiarate dagli imprenditori. È chiaro: serve agire in tempi brucianti anche sul versante delle infrastrutture immateriali, dove l’Irpinia – a voler essere generosi – é appena un passo più avanti dell’anno zero. Eppur si muove qualcosa perfino qui. La banda ultralarga, infatti, è in arrivo in diverse zone della provincia: finalmente un graditissimo “contrappasso” nella realtà di aree industriali spesso ancora sprovviste dei più elementari servizi logistici.

C’è, perdippiú, la circostanza generale favorevole dei fondi strutturali europei: una montagna di soldi che da subito e per i prossimi quattro-cinque anni potrà davvero far cambiare verso anche all’Irpinia nel contesto delle dinamiche di sviluppo della Campania.

Nell’attesa del Treno, per ridirla con De Caro, é indispensabile dunque che la provincia di Avellino si attrezzi, come invero tocca fare anche al Sannio. Con gli imprenditori e il sindacato, i professionisti e le altre varie umanità a scrivere la propria parte del nuovo copione, certo. Ma la traccia, ancora una volta, e non potrebbe essere diversamente, deve darla la Politica. E alla Politica spetta la regia attraverso i bracci operativi delle istituzioni locali. Ed è qui che si rischia di perdere il filo della matassa più che del discorso. Otto o dieci anni per avere l’Alta Capacità/Velocitá, e con essa l’accelerazione dei processi locali di sviluppo, non sono tempi biblici. Tutt’altro.

Si possono considerare addirittura tempi brevissimi se solo si pensi alla natura ed alla complessità del lavoro che attende la Politica. Qui si tratta, infatti, di organizzare un “cambio di mentalità” nell’approccio ai problemi, nel modo di essere nelle istituzioni e nei rapporti con l’universomondo del governo regionale e di quello nazionale. Serve, cioè, una vera e propria rivoluzione culturale rispetto agli schemi, alle gabbie ed ai modelli politici ed amministrativi che hanno condizionato la vita e la produttività istituzionale della provincia irpina (al pari di quella sannita) almeno a far data dal terremoto dell’80.

Se immaginiamo di poter governare i processi di sviluppo e le grandi opportunità economico-finanziarie regionali che stiamo già per intercettare con la “mentalità” arrugginita del passato (leggi pure logiche clientelari, affarismi ammantati d’ipocrita passione politica, familismi perpetui, e chi più ne ha più ne metta), l’Irpinia certamente salirà un giorno sul Treno dei Desideri, ma resterà comunque, inevitabilmente, colpevolmente attaccata al tram.

Il business irpino degli iPhone usati strega il web

Il business irpino degli iPhone usati strega il web
Tren Device si riconferma leader nel settore del re-commerce, il commercio elettronico di beni usati basato sull’economia circolare. A confermarlo è il Sole 24 Ore, che tramite una ricerca, premia l’impresa irpina e la mette nel primo posto tra le eccellenze specializzate nel ritiro e nel ricondizionamento di prodotti Apple.

La start-up, nata in provincia di Avellino, per iniziativa di Alessandro Palmisano, imprenditore dell’84, esperto di marketing e business digitale, infatti, prende i modelli di smartphone e tablet che sono ritenuti obsoleti o non più utilizzabili per la fascia di consumatori che vuole essere al passo con i tempi e li recupera, riadattandoli per gli utenti che non vogliono un prodotto all’ultimo grido, ma al contrario cercano efficienza e qualità a costi ridotti. «Questo ulteriore riconoscimento – dichiara il manager lombardo, che ha investito nel capoluogo irpino – mi soddisfa perché è l’ulteriore conferma che quando i giovani lavorano bene possono ottenere risultati importanti. Il segreto di questo successo è la volontà ad aggiornarsi e soprattutto la predisposizione a non fermarsi mai nella ricerca, vedendo l’innovazione non più come un nemico, ma un alleato per rispondere alle sfide del villaggio globale».

La realtà locale, cresciuta per gioco in un locale di venti metri quadrati situato ad Atripalda, grazie all’impegno e la professionalità di qualche amante della tecnologia, oggi può vantare una liquidazione di dispositivi usati superiore ai tredici milioni di euro e oltre centomila clienti serviti, sparsi su tutto il continente europeo. L’obiettivo per il prossimo anno, inoltre, non solo è superare queste cifre ma iniziare un piano di investimenti, teso a raddoppiare il giro d’affari del gruppo campano apprezzato sempre di più dal gigante americano fondato da Steve Jobs. «Siamo riusciti a raggiungere tali risultanti – continua il fondatore di Tren Device – perché abbiamo creduto nel capitale umano presente in questa terra, cercando di valorizzare ventenni volenterosi e in cerca di nuovi stimoli. Dopo un vero e proprio pellegrinaggio in Silicon Valley, dove abbiamo catturato con maestria l’arte statunitense, abbiamo capito che il ciclo complessivo degli I-Phone e degli I-Pad poteva essere allungato, facendoli passare da un proprietario all’altro. Gli abili artigiani locali, dunque, smontando quei prodotti che all’apparenza sembrano inutilizzabili, dopo migliaia di test, non solo li rimettono in funzione, ma li commercializzano sul mercato digitale».

Palmisano, pertanto, non rinuncia a esortare le istituzioni locali a credere di più nelle piattaforme sul web: «Sono felice quando Confindustria Avellino organizza seminari dedicati a Amazon. L’Irpinia non può e non deve rinunciare a una sfida, che considerando le nuove infrastrutture e gli investimenti sulla banda larga, può solo far crescere il tessuto produttivo esistente. Così non solo si creano nuovi posti di lavoro, ma si utilizza l’innovazione per diffondere il brand Irpinia, marchio dal valore inestimabile e modello di sviluppo che non ha bisogno di contaminare e distruggere i territori». Un punto di forza della Tren Device e tra le cause del riconoscimento ottenuto dalla testata economica nazionale è l’attenzione verso l’ambiente, priorità nella mission aziendale dell’eccellenza avellinese. «Chi sceglie di comprare un I-Phone 6 usato made in Irpinia – conclude Palmisano – abbatte di circa ottanta chilogrammi le emissioni di anidride carbonica».

Grottaminarda (Av) – Dissenso al governo Renzi sul referendum costituzionale. Gargani: “Renzi è una scelta di Napolitano e rischia di fare una riforma inconcludente e pericolosa

Grottaminarda (Av) – Dissenso al governo Renzi sul referendum costituzionale. Gargani: “Renzi è una scelta di Napolitano e rischia di fare una riforma inconcludente e pericolosa
LINKIl fronte del no si sdoppia, a Grottaminarda, e organizza due incontri per discutere del referendum sulla riforma costituzionale.

A palazzo Portoghesi, e al castello d’Aquino, si incontrano per confermare il proprio dissenso alla revisione della Costituzione, voluta dal governo Renzi. Due schieramenti quasi opposti ma che vogliono raggiungere lo stesso risultato. E’ stato, comunque, soltanto una questione di date fissate precedentemente. Nella sala consiliare”Sandro Pertini” si è parlato della”difesa della Costituzione è dovere del cittadino”, ed è stata una iniziativa organizzata dall’Anpi. Ha coordinato i lavori Giovanni Capobianco, presidente provinciale dell’associazione. Con Nicola Cicchetti, amministrativista, Angelo Flammia e Aleandro Longhi, ex senatori, la giornalista Floriana Mastandrea, Giovanni Montesano, in rappresentanza dei No triv. Poi Giovanni Villani, della Cgil, il quale ha sostenuto la necessità che il suo sindacato”si batta per rafforzare le istituzioni, ma per rafforzarle non per svuotarle come sta facendo Renzi con la scusa del cambiamento. Questa riforma non garantisce la democrazia del popolo. E l’Italicum non tiene conto della volontà dei cittadini. Temiamo che, questa legge elettorale, sia incostituzionale. Luigi Marino, coordinatore regionale dell’Anpi, aggiunge che, per la sua associazione,” c’è un nesso strettissimo tra Italicum e la riforma del Senato. Che non si giustifica con il risparmio, come dicono: l’apparato resterebbe in piedi, non è questa la motivazione. Le istituzioni sono fatte da pesi e contrappesi e il Senato costituisce il contrappeso necessario. Chi garantisce che, in futuro, chi non otterrà la nomina di assessore, non avrà l’immunità? L’Anpi vuole che si conservi questo attuale sistema parlamentare”. Al castello d’Aquino, ospiti il presidente della provincia Domenico Gambacorta, Sabino Morano, presidente di Primavera Irpinia, Sabino Manfrellotti, docente presso la Federico II, Carmine De Angelis, docente presso l’università”Foro Italico” di Roma e l’onorevole Giuseppe Gargani. “Questo referendum- dice l’ex sottosegretario alla Giustizia del governo Berlusconi- è importante come quello del 1946 in cui si scelse la Repubblica. Si scelse allora, dopo la guerra, la democrazia. Oggi dobbiamo confermare questa tradizione democratica, divenuta sostanzialmente più robusta. Ed evitare che la riforma annulli la tradizione democratica. Con la riforma il bicameralismo si accentua, non è vero che c’è un risparmio. Ogni tre politici, uno eliminato, come nei lager. Renzi era stato chiamato da Napolitano per le difficoltà economiche che attraversavamo, non per altro. Quella che vuole Fare è una riforma trasandata, inconcludente, senza idee. Insomma una riformetta pericolosa”.

Anteprima Stay Music Festival: i Molotov d’Irpinia

Anteprima Stay Music Festival: i Molotov d’Irpinia
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Appuntamento il 29 giugno alle ore 21:00 lungo corso Vittorio Emanuele, all’altezza della villa comunale, per il concerto dei Molotov d’Irpinia e dei Vat Vat Vat, in occasione dell’anteprima dello Stay Music Festival, che ci sarà anche quest’estate, per il secondo anno di fila, questa volta, però, dal 17 al 21 agosto presso il terrazzo del Teatro “Carlo Gesualdo”.

I.I.A., l’impegno del sindaco Lanza: «A luglio e agosto le basi per la ristrutturazione, dal primo settembre si rinasce»

I.I.A., l’impegno del sindaco Lanza: «A luglio e agosto le basi per la ristrutturazione, dal primo settembre si rinasce»
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Il primo cittadino di Flumeri è fiducioso: «Sapevo che i tempi sarebbero stati lunghissimi ma la speranza non l’ho mai persa. Forse perché in questi anni ho toccato con mano la caparbietà degli operai. Se l’azienda presenta il progetto e tutti i documenti, in autunno si parte con i lavori»«Non ho mai messo in discussione il progetto Industria Italiana Autobus. L’ho visto nascere ed ho sempre avuto fiducia sia nel Governo Italiano sia in chi si lanciava in questa avventura. Sui tempi, invece, non sono mai stato ottimista. Ero consapevole che prima di poter finalmente dire: “Valle Ufita riparte”, termine spesso abusato, sarebbero passati di versi mesi e forse anche qualche anno. Oggi possiamo gioire di questa buona notizia che ci arriva dagli ambienti romani e bolognesi e come sempre possiamo metterci a disposizione per avviare il nuovo iter che porterà alla rinascita della ex Irisbus. Noi siamo pronti». Il sindaco di Flumeri, Angelo Antonio Lanza, in questi mesi, è stato sempre al fianco degli operai della ex Irisbus. Oggi che I.I.A. ha chiuso la partita con Invitalia per il finanziamento vuole riprendere il dialogo con l’azienda per ottenere, quanto prima, i permessi per avviare i lavori di ristrutturazione.

«Mi preme precisare – dice – che il dialogo con l’azienda non si è mai fermato. Il filo diretto non si è mai interrotto. E’ giusto essere felici per la notizia del finanziamento ma dico anche che sarebbe profondamente ingiusto illudere i cittadini di Valle Ufita facendo credere loro che i lavori cominceranno nel giro di qualche giorno. Luglio e agosto, inutile girarci intorno, passeranno senza che nulla accada. Sarebbe già un ottimo risultato vedere operai all’opera dal primo settembre in poi. Vorrebbe dire che i mesi sopra citati sono serviti per gettare basi solide da cui partire nei mesi autunnali. L’impegno, dunque, è quello di partire per settembre».

In queste settimane, apparentemente tante, ma in realtà molto poche l’azienda dovrà presentare il progetto di riqualificazione che preveda le principali opere da compiere. Impermeabilizzazione e ristrutturazione di alcune parti della struttura sono solo alcuni degli aspetti che saranno presenti, Lanza non vuole dare consigli a nessuno ma chiaramente si augura che la documentazione che presto Industria Italiana Autobus presenterà sia completa di tutto. Luglio e agosto, dunque, sono mesi importanti in cui azienda e Comune di Flumeri sono chiamati ad uno sforzo importante per ottenere tutti i permessi a procedere.

Tra qualche giorno, intanto, in Valle Ufita si celebra il quinto compleanno da quando la Fiat a chiuso i battenti. Il pensiero di Lanza è ovviamente rivolto ai lavoratori. «Mi verrebbe da pensare che il tempo è volato eppure cinque anni sono tantissimi. Quel sette luglio ero un semplice cittadino, oggi sono sindaco di questa comunità e per me è stato un onore andare e venire da Roma e Napoli ed essere sempre al fianco dei lavoratori. Quante volte siamo usciti dal ministero con le lacrime agli occhi, quante delusi, qualche volta fiduciosi. Quello che non è mai mancato agli operai è la caparbietà e, sarò ripetitivo, ma se oggi siamo qui, il merito è loro. Non era facile rinunciare a proposte come quella di Di Risio e Cottone, loro hanno avuto il coraggio di dire no. Poi nel 2014 si è presentata un’occasione di tutt’altro tenore. Sono passati due anni ma spero presto di poter dire che è valsa la pena aspettare e non abbattersi mai».

Al sindaco Lanza va dato il merito di essere stato presente a tutte le riunioni che in questi anni si sono consumate per affrontare il tema della ex Irisbus e di Industria Italiana Autobus. Presenziare a tutti i tavoli, far sentire il peso di una comunità unita, determinata, caparbia ha dato sicuramente un contributo alla causa. Se Flumeri riparte, così come si augurano tutti, una fetta di merito sarà anche del sindaco di Flumeri e di tutta la sua amministrazione.

Industria Italiana Autobus, D’Amelio: “Solleciteremo incontro al ministero”

Industria Italiana Autobus, D’Amelio: “Solleciteremo incontro al ministero”
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La presidente del Consiglio regionale della Campania: “Assieme all’assessore Lepore siamo in contatto continuo con il responsabile dell’Unità gestione vertenze del Mise, Giampiero Castano. Solleciteremo un confronto a Roma con i sindacati per discutere del piano industriale”
i è tenuto questa mattina, presso la sede del Consiglio regionale della Campania, un incontro informale di aggiornamento sulla situazione dell’Industria Italiana Autobus e la riapertura dello stabilimento di Flumeri (AV).

Al tavolo, convocato dalla presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio in accordo l’assessore alle Attività produttive Amedeo Lepore, erano presenti i sindacati, le Rsu e il consigliere regionale irpino Francesco Todisco.
“Quella di oggi è la seconda riunione convocata dalla Presidenza del Consiglio regionale sull’Industria Italiana Autobus, a dimostrazione che la riapertura dello stabilimento di Valle Ufita rappresenta una vicenda strategica per il futuro produttivo regionale – dichiara la presidente D’Amelio. – Assieme all’assessore Lepore siamo in contatto continuo con il responsabile dell’Unità gestione vertenze del Mise, Giampiero Castano. Solleciteremo un confronto a Roma con i sindacati per discutere del piano industriale”.


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